Il primo ministro indiano Narendra Modi visita il cimitero nazionale di Arlington, in Virginia, il 6 giugno 2016. (Carlos Barria, Reuters/Contrasto)

Il premier nazionalista indiano salda l’amicizia con Washington

Il primo ministro indiano Narendra Modi visita il cimitero nazionale di Arlington, in Virginia, il 6 giugno 2016. (Carlos Barria, Reuters/Contrasto)
07 giugno 2016 09:42

È passato dallo status di paria a quello di amico intimo. Nel 2005 Narendra Modi suscitava ostilità dall’altra parte dell’Atlantico a causa delle rivolte antimusulmane che avevano insanguinato lo stato del Gujarat tre anni prima, quando ne era il responsabile politico.

Oggi Modi, in qualità di primo ministro dell’India, è accolto a Washington a braccia aperte, come dimostra la sua visita nella capitale americana di questa settimana.

È la quarta volta dal suo arrivo al potere, due anni fa, che il dirigente indiano si reca negli Stati Uniti e la settima volta che incontra il presidente Barack Obama con il quale è in ottimi rapporti. Per Modi questo viaggio è l’occasione per consolidare la relazione strategica bilaterale in un momento in cui l’equilibrio delle forze è sconvolto in Asia per l’affermazione della Cina e per le sue ambizioni territoriali in particolare nel Mar della Cina meridionale.

Un raro onore

Dopo un colloquio con Obama nello studio ovale – un incontro che dovrebbe essere incentrato sulla collaborazione commerciale ed energetica tra i due paesi, ma anche sulla sicurezza mondiale – il primo ministro indiano si rivolgerà l’8 giugno al congresso, un raro onore che hanno avuto solo quattro suoi predecessori.

Gli indoamericani aspettano con ansia il suo discorso e si rallegrano dei buoni rapporti tra i loro due paesi, quello di origine e quello di adozione. Del resto l’invito è stato lanciato dagli stessi membri del congresso (nel 2000 invece si erano dovute fare pressioni per permettere al primo ministro dell’epoca, Atal Bihari Vajpayee, di parlare al campidoglio).

Lo stesso presidente (repubblicano) della camera dei rappresentanti, Paul Ryan ha accolto con favore questa “amicizia”, “pilastro di stabilità in una regione del mondo molto, molto importante”.

Ci si può chiedere se questo incontro, nel momento in cui Obama si avvicina alla fine del suo secondo mandato, sia veramente necessario. Sì, risponde Tarun Das, copresidente del dialogo strategico indoamericano, perché è proprio alla fine che si prendono alcune iniziative importanti come hanno dimostrato le nuove relazioni con Cuba e l’accordo sul nucleare iraniano.

(Traduzione di Andrea De Ritis)

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