01 febbraio 2017 12:02

Una pausa, ma non una rinuncia. Il presidente filippino Rodrigo Duterte ha sospeso i raid antidroga per il tempo necessario a eliminare la corruzione dai ranghi della polizia. L’annuncio è arrivato dopo la morte dell’imprenditore sudcoreano Jee Ick-joo, rapito lo scorso ottobre da agenti dell’antidroga e poi ucciso nel quartier generale della polizia a Quezon City, a nord di Manila, un affare tanto sporco da spingere le autorità a reagire.

In un discorso dai toni minacciosi, Duterte ha puntato il dito contro le forze dell’ordine. “Voi poliziotti siete corrotti fino al midollo. Ce l’avete nel sangue”, ha detto, aggiungendo che il 40 per cento degli agenti svolge attività illegali. Allo stesso tempo ha dichiarato che la guerra alla droga, lanciata subito dopo la sua investitura nel giugno dell’anno scorso, sarà prolungata fino all’ultimo giorno del suo mandato, nel 2022, e affidata all’Agenzia per la lotta al narcotraffico con il sostegno dell’esercito.

Nessun pentimento
In sette mesi sono state uccise più di settemila persone in esecuzioni extragiudiziali che, secondo l’ong Amnesty international, sono “generalizzate, deliberate e sistematiche” e potrebbero ammontare a “crimini contro l’umanità”. Lungi dal pentirsene, il presidente si è vantato di non piegarsi alle critiche né agli appelli della comunità internazionale e delle associazioni in difesa dei diritti umani. Duterte sa di poterselo permettere perché è molto popolare tra i suoi connazionali.

Secondo Bobit S. Avila del Philippine Star, è necessario che la polizia faccia pulizia ed elimini gli agenti corrotti, agenti che per coprire i loro traffici illegali hanno ucciso in maniera sommaria i baroni della droga e i piccoli spacciatori con cui facevano affari. La giornalista Maria Lourdes Navarro Tiquia accusa i poliziotti di aver dimenticato i loro valori: “Dovevate proteggerci e difenderci, e invece avete indebolito l’istituzione che dovreste onorare”.

(Traduzione di Francesca Sibani)