06 marzo 2017 16:56

Dopo alcune settimane di confusione politica in Irlanda del Nord, in occasione delle elezioni anticipate del 2 marzo il divario tra il Partito unionista democratico (Dup) e lo Sinn Féin (nazionalista) si è talmente ridotto da essere ormai inesistente. Il Dup, favorevole al mantenimento dell’unione con il Regno Unito, ha ottenuto 28 dei 90 seggi, solo uno in più dello Sinn Féin, il principale avversario politico, che sostiene la riunificazione dell’Ulster con l’Irlanda (Éire). Prima del voto il vantaggio del Dup era di dieci seggi.

Questo significa che il Dup non ha più il peso necessario per mettere il veto a riforme sociali come il matrimonio omosessuale, una prerogativa di cui godeva dai tempi degli accordi del venerdì santo del 10 aprile 1998, che misero fine al periodo nero dei troubles (1969-1998, più di tremila morti).

Un risultato decisivo
I sussulti che agitano l’Irlanda del Nord sono cominciati a gennaio, quando Martin McGuinness, deputy first minister e figura carismatica dello Sinn Féin, si è dimesso dopo aver accusato il Dup e la sua presidente Arlene Foster di appropriazione indebita nel quadro di un programma di sovvenzioni pubbliche per le energie rinnovabili. Dimissioni che, in virtù del sistema di governo locale, hanno automaticamente provocato quelle di Foster.

Galvanizzato dalla dimostrazione di forza nei confronti dei rivali – che, come ha fatto il Partito unionista dell’Ulster (Uup), possono solo mettersi in disparte a “leccarsi le ferite” – lo Sinn Féin ha parlato di un “risultato decisivo”. Arlene Foster e Michelle O’Neill, le leader del Dup e dello Sinn Féin, riusciranno a superare le loro divergenze e a lavorare insieme? La questione è molto importante, perché in mancanza di un accordo, Londra potrebbe essere tentata di riprendere il controllo, portando un duro colpo agli accordi del 1998 e all’intera stabilità regionale.

Gli elettori nordirlandesi sono divisi sull’esito del voto. Mentre alcuni affermano che l’Irlanda del Nord ha superato problemi ben più gravi, altri sono molto meno ottimisti, come un sostenitore dell’Uup che ha dichiarato: “Belfast? Forse è meglio dire Hellfast!”.

(Traduzione di Andrea De Ritis)