Fila al seggio all’Aja, nei Paesi Bassi, in occasione delle elezioni legislative del 15 marzo 2017.

L’immigrazione sarà l’ago della bilancia nelle urne olandesi

Fila al seggio all’Aja, nei Paesi Bassi, in occasione delle elezioni legislative del 15 marzo 2017.
15 marzo 2017 12:45

Il 15 marzo, quindici anni dopo la morte del suo ispiratore ideologico Pym Fortuyn, ucciso nel 2002, il Partito per la libertà (Pvv, estrema destra) di Geert Wilders potrebbe diventare la prima forza politica dei Paesi Bassi. I conservatori del Partito popolare per la libertà e democrazia (Vvd) del premier Mark Rutte stanno facendo di tutto per evitarlo, scrive Maarten Rabaey sul quotidiano belga De Morgen.

Il resto del panorama politico è sempre più frammentato: i partiti che hanno cercato di presentarsi alle elezioni sono stati 81. Alla fine sono entrate nelle liste elettorali 28 formazioni, sette in più rispetto al 2012. Tutti questi partitini – i pensionati di 50plus, gli euroscettici del Forum voor democratie e Denk, il “partito delle minoranze arrabbiate” – sottraggono voti alle formazioni tradizionali, a destra come a sinistra. I più colpiti da questa emorragia di consensi saranno i laburisti del Partito del lavoro (Pvda), al governo con il Vvd.

Secondo Luuk van Middelaar, storico e politologo dell’università di Leida, le analogie tra la situazione attuale e il periodo dell’ascesa di Fortuyn sono evidenti: “Oggi come allora il malcontento arriva dopo una lunga fase di governi di grande coalizione”. In questa situazione la nascita di un esecutivo di coalizione sarà complicata.

Se il Pvv sarà escluso, come sembra, potrebbe esserci un’alleanza tra cinque partiti. Tuttavia non è detto che i populisti non possano arrivare al potere, spiega il politologo André Krouwel dell’Università libera di Amsterdam. “Sulla scia della Brexit e del successo di Donald Trump, Wilders sta riuscendo a convincere molti elettori con le sue vecchie proposte: chiudere le frontiere, bloccare l’immigrazione, far uscire i Paesi Bassi dall’Unione europea”.

Wilders ha inoltre il vantaggio che altri partiti minori seguono la stessa retorica populista del Pvv. Nonostante le evidenti divergenze ideologiche, per esempio, la formazione di Wilders ha diversi punti in comune con 50plus. Anche Forum voor democratie, guidato dallo storico Thierry Baudet, ha condotto una campagna elettorale molto conservatrice e simile a quella del Pvv, compresa la richiesta di un referendum per uscire dall’euro e dallo spazio Schengen. Su posizioni simili è il partito Voor Nederland (Vnl) dell’ex giornalista Jan Roos, che sui temi della sicurezza e della politiche migratorie è molto vicino al Pvv, mentre sulla politica fiscale sembra ispirarsi alle soluzioni del presidente statunitense Donald Trump.

Krouwel è scettico sulle reali possibilità di successo di queste formazioni, ma non sottovaluta l’influenza di questi politici della “nuova destra”: “Con i loro discorsi antiestablishment, e insistendo sugli stessi temi cavalcati dal Pvv, di fatto sono diventati dei portavoce di Wilders e hanno contribuito alla sua campagna elettorale”. La stessa cosa si può dire anche per alcuni grandi partiti tradizionali.

Molti politici esperti sono infatti caduti nella trappola di Wilders e, invece di proporre soluzioni alternative a quelle del Pvv, hanno riprese le sue argomentazioni. L’ordine degli avvocati olandese ha pubblicato un rapporto secondo il quale almeno cinque partiti chiedono misure contrarie allo stato di diritto, soprattutto in materia di immigrazione e sicurezza. Tra questi ci sono, oltre ovviamente al Pvv e il Vnl, il Vvd del premier Rutte, i cristianodemocratici del Cda e i calvinisti dell’Sgp.

A sinistra, invece, la figura più interessante è Jesse Klaver, leader dei Verdi, che può sottrarre voti al Pvda. Klaver ha trent’anni ma possiede un grande talento oratorio. Figlio di padre marocchino e madre olandese di origine indonesiana, può presentarsi come il leader di un vero partito di opposizione. Klaver è favorevole alla società aperta, a un dialogo tra tutti gli olandesi e alla ricerca di un’identità nazionale che non sia in contraddizione con la globalizzazione.

Negli ultimi giorni a cambiare ulteriormente gli equilibri è arrivato lo scontro diplomatico con la Turchia, innescato dalla decisione dell’Aja di vietare l’ingresso nel paese di due ministri del governo di Ankara che dovevano tenere comizi per i turchi residenti nei Paesi Bassi in vista del referendum del 16 aprile sulla riforma presidenziale in Turchia. L’intransigenza mostrata dal premier Mark Rutte ha fatto guadagnare un paio di punti percentuali al suo partito, il Vvd, che alla vigilia del voto era primo nei sondaggi.

(Traduzione di Andrea De Ritis)

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