Soldati israeliani durante un’esercitazione militare sulle alture del Golan, il 20 marzo 2017. (Baz Ratner, Reuters/Contrasto)

La tensione militare tra l’esercito siriano e Israele è più alta che mai

Soldati israeliani durante un’esercitazione militare sulle alture del Golan, il 20 marzo 2017. (Baz Ratner, Reuters/Contrasto)
21 marzo 2017 12:32

E se sul fronte siriano-israeliano la tensione stesse salendo in maniera brutale? In pochi giorni l’aviazione israeliana ha condotto almeno due raid oltre confine. Il primo c’è stato la mattina del 17 marzo a Palmira, il secondo il 19 marzo sulle montagne di Qalamun, alle porte del Libano, mentre crescono le tensioni da entrambi i lati.

Secondo gli alti responsabili israeliani, questi attacchi avrebbero preso di mira alcuni obiettivi legati alla milizia sciita Hezbollah, nemico giurato dello stato ebraico e alleato del regime alawita di Damasco nella lotta contro i ribelli.

Fedele alla sua immagine di uomo inflessibile, il ministro della difesa israeliano Avigdor Lieberman ha avvertito, il 19 marzo, che i sistemi di difesa aerei siriani sarebbero stati distrutti “senza la minima esitazione” qualora l’esercito di Damasco avesse voluto usarli di nuovo, come è accaduto la settimana scorsa.

Le preoccupazioni di Mosca
Il confronto armato del 17 marzo tra i due paesi, che sono tecnicamente in guerra dal 1967, ovvero dai tempi dell’occupazione militare israeliana delle alture del Golan (l’annessione vera e propria risale al 1981), è il più grave dall’inizio della guerra civile in Siria, sottolinea Al Jazeera. Al punto che Gary Koren, ambasciatore d’Israele a Mosca, è stato convocato per chiarimenti dalle autorità russe, che sostengono Bashar al Assad.

“Ogni volta che ci accorgeremo di trasferimenti di armi dalla Siria al Libano, ci muoveremo per evitarli. Su questo, non ci sarà alcun compromesso”, ha assicurato Lieberman. La diffidenza dello stato ebraico nei confronti della formazione guidata da Hassan Nasrallah è accentuata dal fatto che questa è finanziata e sostenuta dal suo altro grande nemico: l’Iran.

Siamo alla vigilia di uno scontro più ampio tra Siria e Israele? Amos Harel, di Haaretz, crede di no, sostenendo che, data la relativa superiorità militare di Tel Aviv, è poco probabile che Damasco faccia un passo in questa direzione. Ma fa notare che Bashar al Assad sta tentando di cambiare le “regole ufficiose del gioco”.

Alex Fishman, giornalista di Ynetnews, è più cauto. Visto il riaccendersi delle tensioni con la Siria, ma anche nella Striscia di Gaza, amministrata da Hamas e dove il 18 marzo è stato condotto un raid in risposta al lancio di alcuni razzi, sente i “venti di guerra” soffiare alla frontiera. I suoi timori sono infondati?

(Traduzione di Federico Ferrone)

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