23 giugno 2020 14:43

A partire da oggi in quindici municipi dell’area metropolitana di Lisbona sono state ripristinate alcune delle misure anticontagio che erano state revocate a partire dal 4 maggio. Saranno proibiti gli assembramenti di oltre dieci persone e tutti gli esercizi commerciali eccetto i ristoranti dovranno chiudere entro le 20. Inoltre nella regione della capitale sarà prorogato lo stato di calamità. La decisione è stata presa dopo che a Lisbona e nelle aree circostanti è stato osservato un preoccupante aumento dei contagi. Nelle ultime settimane erano stati espressi diversi dubbi sulla revoca delle misure d’isolamento, soprattutto a causa delle immagini di locali pubblici e luoghi di ritrovo affollati. Tra i giovani tra i 20 e i 29 anni i contagi sono quasi raddoppiati dall’inizio della riapertura, nota Público.

All’inizio della pandemia il Portogallo era riuscito a contenere la diffusione del virus a livelli molto più bassi che nella vicina Spagna, ma a Lisbona e nella valle del Tago da un mese si registrano in media 250 contagi al giorno. Anche nel nord, l’altra regione del paese ad alta densità di popolazione, i nuovi casi sono tornati ai livelli più alti dal 19 maggio. Nelle due settimane fino al 18 giugno il Portogallo è stato il paese europeo con la più alta incidenza di casi dopo la Svezia, con 43,2 contagi ogni centomila abitanti.

Anche nello stato del Nord Reno-Westfalia, in Germania, sono state reintrodotte alcune misure d’isolamento, per contenere il focolaio di coronavirus scoppiato in uno stabilimento di lavorazione della carne dove più di 1.500 lavoratori sono risultati positivi. Fino al 30 giugno nel distretto di Gütersloh, dove vivono 360mila persone, resteranno chiusi locali pubblici, scuole, musei, cinema e palestre, e sarà possibile incontrare una sola persona per volta. Gli spostamenti non sono vietati, ma agli abitanti è stato chiesto di non uscire dal distretto. È la prima volta che in Germania vengono ripristinate le misure anticontagio revocate a partire da maggio.

Nel resto del mondo

  • I casi continuano ad aumentare anche in Corea del Sud, dove le autorità hanno avvertito che a Seoul è in corso una seconda ondata di coronavirus e che se l’aumento giornaliero delle infezioni non si fermerà saranno imposte misure di distanziamento fisico più rigide. Il 23 giugno sono stati registrati 46 nuovi casi, che portano il totale delle infezioni a 12.484.
  • Secondo il Centro coreano per il controllo e la prevenzione delle malattie (Kcdc), la nuova ondata di infezioni è cominciata durante un fine settimana di vacanza all’inizio di maggio. “Inizialmente avevamo previsto che una seconda ondata sarebbe arrivata in autunno o in inverno”, ha detto Jeong Eun-kyeong, direttore del Kcdc in una conferenza stampa il 22 giugno. “Ma le nostre previsioni si sono rivelate sbagliate. Finché le persone avranno stretti contatti tra loro, crediamo che le infezioni continueranno”.
  • Anche in Israele, il primo ministro Benjamin Netanyahu sta valutando delle opzioni per scongiurare una nuova ondata, dopo che nell’ultima settimana è stato registrato un nuovo aumento dei casi. Secondo un rapporto pubblicato il 20 giugno dal National center for information and knowledge in the battle against the coronavirus, composto soprattutto da esperti d’intelligence militare, mentre a metà maggio i contagi giornalieri erano scesi a 16, tra il 17 e il 18 giugno c’è stato un picco di trecento casi. Il governo potrebbe consentire di nuovo allo Shin bet, i servizi segreti interni, di tracciare i casi confermati e sospetti, una misura contestata e sospesa all’inizio di giugno per lasciare spazio ad alternative civili.
  • In Arabia Saudita, invece, il ministro per l’hajj Mohammed Benten ha confermato il 23 giugno che solo circa mille persone saranno autorizzate a compiere il pellegrinaggio verso la Mecca, considerato il più grande raduno di persone al mondo. La decisione di autorizzare un numero limitato di persone di varie nazionalità già residenti nel paese era stata annunciata la sera del 22 giugno, segnando un precedente nei quasi novant’anni di storia del paese: impedire di fatto ai musulmani di tutto il mondo di compiere il pellegrinaggio. Benten ha sottolineato che la decisione è stata presa per preservare la salute pubblica globale, sottolineando come gli insegnamenti dell’islam obblighino a tutelare la vita umana. Il pellegrinaggio (hajj) è uno dei cinque obblighi (pilastri) dell’islam, che ogni musulmano praticante deve compiere almeno una volta nel corso della vita. Quest’anno si svolge tra il 28 luglio e il 2 agosto ed erano previsti due milioni di partecipanti.
  • Intanto alcuni esperti hanno avvertito che il desametasone, un corticosteroide che secondo una ricerca recente è in grado di ridurre in maniera significativa le morti di pazienti con sintomi gravi di covid-19, potrebbe esaurirsi. L’ha confermato alla rivista Science Stephen Schondelmeyer, direttore del Pharmaceutical research in management and economics institute dell’università del Minnesota: “Anche se si tratta di un farmaco in circolazione da molto tempo, credo che chi ha detto che è ampiamente disponibile abbia parlato troppo presto, senza guardare i dati”. Da quando sono stati pubblicati i primi risultati della ricerca, ha sottolineato Schondelmeyer, c’è stato “un livello di entusiasmo irrazionale” per il desametasone e “stiamo già osservando una corsa a fare scorte che sta provocando una mancanza di disponibilità del prodotto”.
  • Il numero ufficiale di casi di coronavirus ha superato i nove milioni in tutto il mondo. Secondo i dati della Johns Hopkins University, che tiene conto delle statistiche ufficiali, il totale confermato è 9.100.994. Con 2,3 milioni di casi, gli Stati Uniti sono il paese più colpito per numero di infezioni.

Tedros Ghebreyesus, capo dell’Organizzazione mondiale della sanità, il 22 giugno ha avvertito che il virus si sta ancora diffondendo e ha fatto notare che mentre ci sono voluti tre mesi per raggiungere il primo milione di casi, l’ultimo milione è arrivato in appena otto giorni. In alcuni paesi sono stati individuati nuovi focolai, che sottolineano la difficoltà di sradicare completamente il virus.