16 settembre 2020 11:56

Stati Uniti-Medio Oriente
Il 15 settembre il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha firmato a Washington, alla presenza del presidente statunitense Donald Trump, degli storici accordi con gli Emirati Arabi Uniti e il Bahrein, che diventano i primi paesi arabi a riconoscere Israele da quando lo fece la Giordania nel 1994. Netanyahu ha definito l’intesa “una svolta storica che potrebbe mettere fine una volta per tutte al conflitto araboisraeliano”, mentre il presidente palestinese Abu Mazen ha detto che “non può esserci pace senza la fine dell’occupazione e il pieno rispetto dei diritti dei palestinesi”.

Stati Uniti
Il 15 settembre la famiglia di Breonna Taylor, un’infermiera afroamericana uccisa dalla polizia nella sua casa il 13 marzo, ha annunciato di aver raggiunto un accordo con il comune di Louisville, nel Kentucky, e di aver rinunciato a una causa civile. L’accordo prevede un risarcimento di dodici milioni di dollari e una riforma della polizia locale. La madre di Breonna Taylor ha detto che proseguirà la sua battaglia fino all’arresto dei tre agenti coinvolti nell’episodio.

Germania-Grecia
Il governo tedesco ha annunciato il 15 settembre che accoglierà 1.533 migranti che attualmente si trovano nelle isole greche, tra cui Lesbo, dove la settimana scorsa un incendio ha distrutto il campo di Moria. Intanto, il ministro greco per la protezione dei cittadini, Michalis Chrisochoidis, ha annunciato l’arresto di cinque migranti accusati di aver appiccato l’incendio.

Giappone
Il 16 settembre il parlamento ha eletto primo ministro Yoshihide Suga, che due giorni prima era stato nominato leader del Partito liberaldemocratico (Pld, al potere). Suga, 71 anni, era segretario generale e portavoce del governo guidato da Shinzō Abe, che si è dimesso ad agosto per motivi di salute.

Mali
Il 15 settembre la Comunità economica degli stati dell’Africa occidentale ha chiesto alla giunta militare al potere di affidare ai civili la gestione di un periodo di transizione di 18 mesi prima delle elezioni democratiche, promettendo in cambio una rapida revoca delle sanzioni. La giunta finora ha manifestato l’intenzione di restare al potere fino alle elezioni.

Algeria
Il giornalista Khaled Drareni, simbolo della lotta per la libertà di stampa nel paese, è stato condannato il 15 settembre in appello a due anni di prigione per “attentato all’unità nazionale”. Drareni, che si trova in prigione da sei mesi, era stato condannato in primo grado a tre anni di prigione. Era stato arrestato dopo aver seguito il 7 marzo una manifestazione degli studenti ad Algeri, nell’ambito del movimento di protesta Hirak.