09 novembre 2021 11:02

Polonia-Bielorussia
L’8 novembre il governo polacco ha annunciato di aver bloccato centinaia di migranti che cercavano di entrare nel paese dal confine bielorusso. Circa quattromila persone, in maggioranza provenienti dal Medio Oriente, sono ammassate alla frontiera vicino alla cittadina polacca di Kuźnica. Varsavia, Bruxelles e la Nato accusano Minsk di spingere volontariamente i migranti verso l’Unione europea in risposta alle sanzioni contro il regime di Aleksandr Lukašenko.

Francia
L’8 novembre la conferenza dei vescovi di Francia ha deciso di risarcire le vittime di pedofilia all’interno della chiesa cattolica creando un fondo che sarà finanziato con la vendita di beni mobili e immobili. Secondo il rapporto finale di una commissione d’inchiesta indipendente, presentato il mese scorso, circa 216mila bambini e adolescenti sono stati vittime dal 1950 di abusi sessuali commessi da religiosi all’interno della chiesa cattolica francese.

Georgia
Circa 40mila persone hanno partecipato l’8 novembre a una manifestazione a Tbilisi per chiedere la scarcerazione dell’ex presidente e attuale leader dell’opposizione Mikheil Saakashvili, che poche ore prima era stato trasferito in ospedale. Saakashvili, arrestato il 1 ottobre al suo ritorno nel paese dopo otto anni trascorsi in Ucraina, è in sciopero della fame da più di un mese.

Niger
L’8 novembre almeno venticinque bambini di età compresa tra i cinque e i sei anni sono morti nell’incendio divampato in una scuola a Maradi, nel sud del paese. Le aule scolastiche erano costruite in legno e paglia. Nell’aprile scorso altri venti bambini erano morti in un incidente simile avvenuto in una scuola di un quartiere popolare della capitale Niamey.

Repubblica Democratica del Congo-Uganda
Più di cinquemila persone si sono rifugiate l’8 novembre in Uganda per sfuggire a un’ondata di violenze nella provincia orientale del Nord Kivu. L’esercito congolese ha accusato il movimento insurrezionale M23 di aver attaccato le sue posizioni a Chanzu e Runyonyi, nel territorio di Rutshuru, vicino al confine ugandese.

Etiopia
L’8 novembre Jaal Marroo, capo dell’Esercito di liberazione oromo (Ola), un gruppo ribelle di etnia oromo, ha affermato che i suoi combattenti sono “vicini” alla capitale Addis Abeba e che il conflitto “finirà presto”. Nell’agosto scorso l’Ola ha formato un’alleanza con i ribelli del Fronte popolare di liberazione del Tigrai (Tplf), che da un anno sono in guerra con il governo centrale.