13 gennaio 2022 11:01

Somalia
Il 12 gennaio almeno otto persone sono morte in un attentato suicida con un’autobomba nella parte sud della capitale Mogadiscio, sulla strada che porta all’aeroporto internazionale. L’esplosione ha investito un convoglio di un’azienda di sicurezza che stava scortando alcuni funzionari stranieri. L’attacco è stato rivendicato dal gruppo jihadista Al Shabaab.

Nigeria
Il presidente Muhammadu Buhari ha revocato il 12 gennaio la sospensione di Twitter che durava da sette mesi. Secondo il governo nigeriano il social network avrebbe accettato alcune condizioni, tra cui l’apertura di una sede nel paese. La sospensione era stata decisa nel giugno scorso dopo la cancellazione di un tweet in cui Buhari minacciava di punire i responsabili delle violenze nel sudest del paese, attribuite ai separatisti igbo.

Israele-Palestina-Stati Uniti
Il 12 gennaio il governo statunitense ha chiesto a Israele di aprire un’inchiesta sulla morte di Omar Asad, un ottantenne con duplice nazionalità palestinese e statunitense, avvenuta nel villaggio di Jiljilya, in Cisgiordania. Asad sarebbe morto d’infarto dopo essere stato fermato, picchiato e lasciato ammanettato in un edificio in costruzione da un gruppo di soldati israeliani.

Stati Uniti
Secondo alcuni documenti del Pentagono resi pubblici il 12 gennaio, il governo ha approvato la scarcerazione di altri cinque prigionieri della base militare di Guantanamo, a Cuba, non considerati più un pericolo per gli Stati Uniti. Si tratta di tre yemeniti, un somalo e un keniano. Nella base rimangono 39 prigionieri, diciotto dei quali dovrebbero essere liberati nei prossimi mesi.

Cina
Il 12 gennaio Carrie Lam, a capo dell’esecutivo di Hong Kong, ha annunciato che la nuova legge per la sicurezza nazionale voluta da Pechino sarà inasprita e comprenderà nuovi reati. Attualmente la legge punisce con pene fino all’ergastolo la secessione, la sovversione, il terrorismo e la collusione con potenze straniere.

Regno Unito
Il 12 gennaio il primo ministro Boris Johnson si è scusato alla camera dei comuni per aver partecipato a una festa nella sua residenza ufficiale a Downing street il 20 maggio 2020, in violazione delle norme sul confinamento della popolazione in vigore all’epoca per la pandemia di covid-19. Il leader laburista Keir Starmer ha chiesto le sue dimissioni.