26 gennaio 2021 14:33
  • Nel 2019, prima della pandemia, il settore culturale e creativo europeo occupava circa 7,6 milioni di persone, più del doppio dei settori delle telecomunicazioni e automobilistico messi insieme, e dal 2013 aveva generato 700mila nuovi posti di lavoro, pari a un aumento dell’occupazione del 10 per cento. Il suo fatturato annuo (643 miliardi di euro per il 2019) era cresciuto del 2,6 per cento nei sei anni precedenti, fino a rappresentare circa il 4,4 per cento del prodotto interno lordo complessivo dell’Ue, un volume superiore ai contributi delle telecomunicazioni, dell’alta tecnologia, dell’industria farmaceutica o del settore automobilistico. Nel 2020 il volume d’affari è sceso a 440 miliardi di euro, scrive il Guardian, citando lo studio commissionato alla azienda di audit Ernest & Young (Ey) dal Gruppo europeo delle società di autori e compositori (Gesac) e svolto nel perimetro geografico dell’Ue a 28, quindi compreso il Regno Unito, per quanto riguarda la pubblicità, l’architettura, l’audiovisivo, i libri, la musica, giornali e riviste, arti dello spettacolo, radio e video giochi. “La cultura è stato il primo settore a sospendere la maggior parte delle sue attività, e probabilmente sarà l’ultimo a riprenderlo senza restrizioni”, ha affermato il coordinatore dello studio, Marc Lhermitte. Le entrate sono diminuite del 90 per cento nelle arti performative e del 76 per cento nella musica. Le arti visive, l’editoria, il cinema e la tv hanno registrato diminuzioni tra il 20 e il 40 per cento delle entrate; ha resistito solo il settore dei videogiochi, che ha registrato un incremento del 9 per cento. La crisi ha colpito più duramente l’Europa centrale e orientale (dal -36 per cento in Lituania al -44 per cento in Bulgaria ed Estonia). Un aumento del consumo digitale (+8 per cento), inoltre, non ha compensato la perdita di ricavi generati dalle vendite fisiche e dagli eventi, che nell’industria musicale sono state del 35 per cento, mentre si stima che i cinema europei abbiano perso circa il 75 per cento dei loro guadagni. Secondo Lhermitte la chiusura in molti paesi di tutti i cinema, teatri, locali di musica e musei, e la cancellazione dei festival estivi vitali per i giovani artisti, avrà pesanti conseguenze per molti anni a venire. Per un piano della ripresa e della crescita dell’economia creativa in Europa, i coordinatori individuano tre elementi centrali: finanziamento pubblico e privato, promozione dell’offerta culturale diversificata dell’Ue, uso delle industrie culturali e creative come grandi acceleratori di transizioni sociali e ambientali in Europa.
  • Nello Zimbabwe, paese con un fragilissimo sistema sanitario, gli abitanti più ricchi comprano concentratori di ossigeno, pulsossimetri, argento colloidale ionico (antibatterico e antibiotico) e nebulizzatori, racconta Deirdre Hipwell su Bloomberg. “Un conoscente di Harare mi ha scritto di aver pagato circa 1.600 dollari per un concentratore che produce un gas arricchito di ossigeno, e il dispositivo fa parte di un carico di altri 108 ordinati da singole famiglie. Ma, ha aggiunto, ‘a cosa mi servirebbe nel caso entrambi i genitori si ammalassero di covid-19 e ne avessero bisogno contemporaneamente? Chi dei due dovrebbe usarlo?’. Considerazioni come questa sono all’ordine del giorno in un paese in cui due decenni di stagnazione economica hanno decimato il sistema sanitario e lasciato il paese con poche risorse per affrontare l’epidemia. In un contesto di centinaia di migliaia di morti negli Stati Uniti e in Europa, la pandemia africana continua a restare in secondo piano. Di certo non è così nello Zimbabwe, dove gli infermieri di un importante ospedale pubblico della capitale non hanno a disposizione dispositivi di protezione, i letti d’ospedale scarseggiano e perfino gli ospedali privati, per coloro che sono abbastanza ricchi da permetterseli, sono sotto pressione. Amici e parenti disperati di pazienti malati si stanno rivolgendo ai social media per cercare forniture di ossigeno e altre attrezzature mentre le pompe funebri non riescono a tenere il passo con la domanda di sepolture. Lo Zimbabwe non ha ancora ricevuto alcun vaccino nell’ambito di Covax, l’iniziativa internazionale per i vaccini covid-19 guidata dall’Organizzazione mondiale della sanità. Senza ordini di vaccini effettuati direttamente dal governo, il dolore e la morte per la pandemia stanno diventando spaventosi”, conclude Hipwell. E al suo racconto si aggiunge quello dello psichiatra Dixon Chibanda, che in una lettera alla Bbc spiega come dopo essere guarito dal covid-19 sta proseguendo il suo programma decennale di sostegno psicologico chiamato panchina dell’amicizia, realizzato in collaborazione con 700 anziane di cento comunità del paese, formate per offrire incontri di terapia della parola in un paese dove operano in tutto solo 13 psichiatri e psicoterapeuti, figure fondamentali per contrastare le ansie e le depressioni scatenate dalla pandemia. In base ai dati della Johns Hopkins university lo Zimbabwe, che ha 14,44 milioni di abitanti, finora ha registrato 31.646 casi totali, 22.877 guarigioni e 1.075 decessi.
  • Il divario nella distribuzione del vaccino covid-19 tra paesi ricchi e poveri peggiora di giorno in giorno, ha avvertito l’Organizzazione mondiale della sanità il 25 gennaio. L’organizzazione ha affermato di aver bisogno di 26 miliardi di dollari quest’anno per il suo programma Covax volto ad accelerare lo sviluppo, l’approvvigionamento e la consegna equa di vaccini, trattamenti e test. “I paesi ricchi stanno distribuendo vaccini, mentre i paesi meno sviluppati del mondo guardano e aspettano”, ha detto il direttore generale Tedros Adhanom Ghebreyesus. “Il nazionalismo dei vaccini potrebbe servire a obiettivi politici a breve termine. Ma è nell’interesse economico a medio e lungo termine di ogni paese sostenere l’equità del vaccino “, ha proseguito Tedros.
  • Le parole di Ghebreyesus sono state riecheggiate dal presidente del Sudafrica e presidente dell’Unione africana, Cyril Ramaphosa, durante una riunione virtuale del World economic forum, quando ha spiegato che i paesi africani vogliono l’accesso ai vaccini tanto rapidamente quanto gli altri. L’epidemia di covid-19 in Sudafrica è la peggiore del continente, con 1.412.986 casi confermati dall’inizio della pandemia e 40.874 decessi.
  • In Medio Oriente i primi paesi arabi ad aver cominciato le campagne di vaccinazione sono i più ricchi come Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Kuwait, Bahrein e Oman. E mentre gli Emirati Arabi Uniti, che hanno quasi dieci milioni di abitanti, hanno già vaccinato più di due milioni tra residenti e cittadini, il Libano, attualmente alle prese con una forte crisi finanziaria, non ha ancora ricevuto vaccini. Nello Yemen, paese colpito da una devastante crisi umanitaria, i governi rivali del sud e del nord del paese sembrano avere solo una vaga idea di come avverrà il lancio del vaccino. E in Israele, mentre la campagna di vaccinazione sta per raggiungere l’obiettivo del governo di immunizzare l’intero paese entro la fine di marzo, continuano a restare senza vaccino i 4,5 milioni di palestinesi che vivono in Cisgiordania e a Gaza.
  • Il 26 gennaio, la Thailandia ha registrato 959 nuovi contagi da coronavirus. Nella maggior parte dei casi si tratterebbe di lavoratori migranti arrivati dalla vicina Birmania, e costretti a vivere in dormitori e botteghe. Il numero totale di contagi da covid-19 nel paese è di 14.646 e 75 decessi.
  • Il numero di persone ricoverate in Francia per covid-19 è aumentato di oltre mille tra il 24 e il 25 gennaio, una tendenza mai vista dal 16 novembre. Il numero di pazienti nelle unità di terapia intensiva ha superato i tremila per la prima volta dal 9 dicembre. Il bilancio delle vittime del covid-19 nel paese è aumentato, giungendo a 73.494 decessi totali, settimo dato più alto al mondo. Al momento negli ambienti politici non si prendono in considerazione nuove misure restrittive.
  • Con ogni probabilità, il 26 gennaio l’Indonesia supererà il milione di casi di covid-19, secondo il Jakarta Post. Il 25 gennaio, il quarto paese più popoloso del mondo (267,7 milioni di abitanti) ha registrato 999.256 contagi totali, con un aumento medio giornaliero superiore a undicimila per più di una settimana. I decessi per malattie respiratorie sono stati 28.132. Intanto il governo ha avviato il suo programma di vaccinazione e ha rafforzato le restrizioni di movimento.
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  • Il Maccabi healthcare services, in Israele, ha scoperto che su circa 128.600 persone che hanno ricevuto le due dosi di vaccino, 20 sono risultate positive più di una settimana dopo la seconda dose. Di loro, il 50 per cento soffre di malattie croniche. Tutti hanno avuto sintomi lievi con mal di testa, tosse, debolezza o affaticamento. Nessuno è stato ricoverato in ospedale.
  • L’Islanda, unico paese dell’area Shengen, sta portando avanti le pratiche per rilasciare ai suoi cittadini un certificato vaccinale per chi ha ricevuto entrambe le dosi del farmaco. Una nota del ministero della sanità spiega che “l’obiettivo è facilitare gli spostamenti tra i paesi, in modo che le persone munite del certificato possano evitare le misure di controllo anticovid alle frontiere in accordo con le regole del paese di ingresso”.
  • Le Filippine hanno abbandonato i piani di allentamento delle misure – che tra l’altro avrebbero consentito ai bambini tra i dieci e i 14 anni di uscire di casa – dopo che il paese ha confermato la trasmissione interna della variante “britannica”. Il ministero della salute filippino ha affermato che la variante B.1.1.7 è stata individuata in 12 persone a Bontoc, una provincia montuosa settentrionale, e in altri 17 casi nel resto del paese. Il primo caso è stato riscontrato in un cittadino filippino di recente tornato dagli Emirati Arabi Uniti.

Ha collaborato Sara Tartamo