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“Non vuole più che veda nostra figlia, le fa il lavaggio del cervello”

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Due giorni nella vita di due persone innamorate. Il primo, quando tutto comincia, e l’ultimo, quando ci si lascia. A chi legge, la possibilità di immaginare cosa è successo in mezzo. In questa puntata: Diane, 53 anni.

Il primo giorno

“È passato un anno da quando la mia ex mi ha lasciata. Siamo state insieme dieci anni, è stata la mia prima storia con una donna, prima avevo avuto solo relazioni eterosessuali. Sono ancora in una fase di stallo, non ho molta voglia di conoscere qualcuno. Vado spesso al Pulp, una discoteca per lesbiche sui Grands boulevards a Parigi. È un posto fumoso, ma soprattutto uno spazio di libertà e protezione per le donne, un riparo per le naufraghe dell’amore. La dj è Jennifer Cardini, non ci piacciono molto le serate miste, perché spesso gli uomini vengono a spiarci.

Il Pulp ha anche un forum online. Passiamo le ore a discutere tra di noi e a scherzare su internet, siamo una grande comitiva di amiche lesbiche. Ci scambiamo opinioni, ci sosteniamo e, soprattutto, ridiamo molto. Una delle mie amiche del forum vuole assolutamente presentarmi una delle iscritte, mi assicura che ci piaceremo. Non ne ho molta voglia, mi chiedo perfino se non sia il caso di tornare con un uomo.

Lei insiste e organizza un incontro in un bar. Esito ad andarci, poi decido di fidarmi di questa amica intelligente e brillante: non può aver organizzato tutto senza un motivo. Sa che sono abbastanza femminile – tacchi, smalto, capelli lunghi – e che non mi piacciono le donne molto mascoline. Arrivo al bar e mi siedo di fronte a Marie. È molto alta, sembra giovanissima. Avrà sì e no vent’anni, ma ne dimostra 16. Per fortuna qui la conoscono, quindi il buttafuori la lascia entrare. Nei locali le chiedono sempre i documenti. Marie ha una voce stridula e non è vestita particolarmente bene.

Ci osserviamo con la coda dell’occhio senza parlarci. Faccio la sostenuta, l’indifferente. Ha una collana rigida d’oro al collo che trovo molto bella, sensuale. Finiamo di bere. Marie va con altri amici da McDonald’s, io non ci vado perché sono vegetariana. Il giorno dopo, la nostra amica comune mi chiama per chiedermi cosa ne penso di Marie. ‘Allora?’. ‘È troppo alta, troppo giovane, lascia perdere’, le rispondo.

Tuttavia io e Marie continuiamo a parlarci sul forum. Ci rivediamo in un altro bar, dalle parti della Bastiglia. Questa volta la trovo bellissima, chiacchieriamo tantissimo. È indipendente e libera, ha un carattere forte. Non parla molto, ma quando lo fa dice le cose giuste. A un certo punto deve andare via, si dirige verso il suo motorino, indossa il casco e mi guarda. Resto come incantata, penso che sta succedendo qualcosa.

Qualche tempo dopo è il compleanno di un’amica del Pulp. Marie mi propone di passare a casa sua prima di andarci. Nella sua mansarda, osservo la libreria: ama Freud, come me. Andiamo nel nostro locale preferito. Qui non esiste più nient’altro che lei, siamo sole al mondo. Alle quattro del mattino abbiamo fumato troppo, sono un po’ stanca e mi appoggio a lei. Lei si gira, ci ritroviamo faccia a faccia, ci baciamo.

Nel taxi che corre verso casa sua, alla radio c’è la canzone Sensualité di Axelle Red. ‘J’aime, j’aime tes yeux, j’aime ton odeur, tous tes gestes en douceur, lentement dirigés, sensualité’ (amo, amo i tuoi occhi, amo il tuo odore, tutti i tuoi gesti dolci, lentamente determinati, la sensualità). All’improvviso mi sento a disagio, la situazione mi sembra un po’ ridicola considerando quello che stiamo per fare, ma lei trova una battuta per sdrammatizzare. La nostra prima notte è perfetta. Da quel momento, non ci separiamo più”.

L’ultimo giorno

“È estate, fa caldo. Ho prenotato un posto al mare per le vacanze. Nel pomeriggio, andiamo in un vivaio a comprare delle piante per la nostra casa. Siamo con nostra figlia, che corre tra i fiori esposti. La sera, dopo aver messo la bambina a letto, siamo tutte e due in salotto. Da qualche tempo trovo Marie un po’ strana. Beve più del solito, ha ripreso a fumare. ‘C’è qualcosa che non va?’. ‘Sì, non sto bene, tra noi è finita’, risponde senza lasciare spazio a nessuna discussione.

‘Ma come? Perché?’. Non ci credo, mi arrabbio, mi trovo di fronte a un muro che non vuole comunicare. È irremovibile, la sua decisione è definitiva. Protesto: ‘E io? Siamo una coppia, siamo venute a vivere in questa casa in periferia, abbiamo lasciato Parigi, abbiamo fatto terapia insieme’. Sono distrutta, dormo sul divano perché lei non vuole parlarmi. Poco dopo vado a vivere in un Airbnb lì vicino, mentre lei parte in vacanza senza di me.

L’unica volta che la chiamo, mi conferma la sua decisione, raccontandomi quanto sta meglio senza di me con nostra figlia. Per messaggio, mi dice che vuole divorziare. Tutta la mia vita crolla, le chiedo di darmi un po’ di tempo. Mi spiega che per lei non c’è nessun problema riguardo all’affidamento della nostra bambina, perché è sua figlia. ‘Quando torno dalle vacanze devi aver lasciato la casa definitivamente’, mi ordina.

Vado da un’avvocata che mi consiglia di adottare la bambina, altrimenti non avrò alcun diritto su di lei. Dico a Marie che sono d’accordo a divorziare, ma che voglio avviare una procedura d’adozione. Lei rifiuta. Non vuole più che io veda nostra figlia. Devo urlare per poter assistere al suo primo giorno di scuola. Le fa il lavaggio del cervello, le racconta che non sono nessuno, perché non è nata dal mio ventre, che sono solo una baby sitter, perché non ho voluto questa bambina.

Prendo un appartamento vicino a casa. Lei accetta che io veda nostra figlia cinque ore alla settimana, il sabato. Posso anche aver fatto degli errori, ma non al punto da essere cacciata così e perdere tutto. Ho l’impressione di essermi sbagliata su di lei, la donna che amavo non era così. Forse è scattato qualcosa con la nascita della bambina e io non me ne sono accorta, oppure era già cambiata prima e non me ne sono accorta neanche allora. Ma cosa non ho visto?

In effetti diventare madre era un suo progetto. Dopo anni di viaggi e avventure, il desiderio di avere un figlio si era fatto sentire. L’ho accettato e l’ho accompagnata nel suo percorso di procreazione medicalmente assistita in Spagna. Ma quand’è nata, nostra figlia ha preso tutto lo spazio. Litigavamo perché Marie era troppo simbiotica con la bambina e questo mi faceva impazzire. Eravamo diventate un cliché: mi sentivo come un padre che cercava di spezzare il loro legame. Per lei la coppia deve dedicarsi ai figli. Ogni secondo trascorso senza nostra figlia era un secondo perso. Ma per me non è così, penso che non siamo solo genitori. Su questo mi sono ribellata, e lei non l’ha sopportato”.

(Traduzione di Andrea De Ritis)

Amore che vieni, amore che vai è una serie del quotidiano francese Le Monde che racconta il primo e l’ultimo giorno di una storia d’amore. Qui ci sono tutte le puntate.

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