Le proteste contro il governo a Bassora, Iraq, il 20 gennaio 2020. (Essam al Sudani, Reuters/Contrasto)

I manifestanti di Baghdad pagano la tensione tra Stati Uniti e Iran

Le proteste contro il governo a Bassora, Iraq, il 20 gennaio 2020. (Essam al Sudani, Reuters/Contrasto)
20 gennaio 2020 16:50

Dalla città santa iraniana di Qom il religioso Moqtada al Sadr ha chiesto ai suoi sostenitori di prepararsi a una manifestazione oceanica il 24 gennaio contro la presenza militare statunitense in Iraq. Lo ha dichiarato dopo un incontro con altri leader sciiti di alcune milizie filoiraniane. Dal suo account Twitter ha detto che “gli invasori che occupano il cielo e la terra irachena violano la sovranità nazionale”. Per questo ha invocato “una rivoluzione che non sia né occidentale né orientale”, non schierata né con l’Iran né con gli Stati Uniti.

I manifestanti in piazza Tahrir a Baghdad si sentono intrappolati nella tensione tra Stati Uniti e Iran e il 24 gennaio sarà un giorno rischioso che potrà mettere a repentaglio le loro richieste di un nuovo governo e di elezioni anticipate.

Tra i rischi c’è anche la possibilità che Adel Abdul Mahdi sia riciclato alla carica di primo ministro, nonostante la piazza lo abbia costretto alle dimissioni dopo una violenta repressione che ha ucciso oltre 600 manifestanti.

Finora non è chiaro se gli Stati Uniti ritireranno le loro truppe dall’Iraq, come ha chiesto il parlamento iracheno, se ci sarà solo un ritiro parziale su nuove postazioni o se la loro presenza resterà invariata. Indipendentemente da quale scenario si verificherà, nei prossimi giorni piazza Tahrir dovrà affrontare le sue più importanti sfide e avversità.

(Traduzione di Francesco De Lellis)

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