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19 dicembre 2017 16:19

Abed, cinque anni, non ha permesso a suo fratello Ahed, 18 anni, di lasciarlo a casa. Piangendo in silenzio, ha preteso di visitare il terreno dove il 30 novembre loro padre era stato ucciso da un colono. Dopotutto il bambino aveva già visto il padre steso tra le rocce, sanguinante, in agonia.

Sono andata nel villaggio palestinese di Qusra per raccogliere testimonianze. L’esercito ha dichiarato che il colono ha sparato per legittima difesa. Insieme a un altro adulto armato, accompagnava un gruppo di bambini in una passeggiata. Naturalmente per loro era del tutto normale camminare nei campi, nei pascoli e nei frutteti di Qusra. Ma nessuno nel villaggio poteva considerarla una semplice passeggiata. Dopo anni di attacchi e intimidazioni da parte dei coloni, agli abitanti del villaggio viene impedito di raggiungere una parte dei loro pascoli. Gli abitanti hanno davvero attaccato il gruppo di coloni, spingendo uno di loro a uccidere Mahmoud Oudeh, 48 anni? O hanno lanciato pietre solo dopo che Oudeh è stato colpito da un proiettile, mentre si prendeva cura della sua terra? La maggior parte dei testimoni è stata arrestata dall’esercito israeliano, e non ho trovato nessuno che potesse fare luce sulla vicenda.

Il figlio maggiore di Oudeh, Awwad, è forse l’unico testimone che non è stato arrestato. Ma è ancora traumatizzato. La vedova, Manal, si è limitata a raccontarmi, con una tristezza infinita, quanto fosse gentile suo marito e quanto amasse la sua terra.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

Questa rubrica è stata pubblicata il 15 dicembre 2017 a pagina 26 di Internazionale. Compra questo numero | Abbonati

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