24 novembre 2014 17:54

Il prestito di nove milioni di euro che il Front national di Marine Le Pen ha negoziato con la First Czech-Russian Bank, un istituto russo di proprietà di Roman Jakubovič Popov, vicino all’ex presidente russo Dmitrij Medvedev, è il frutto di un’operazione “perfettamente normale e di impeccabile regolarità”. L’ha dichiarato il tesoriere del partito, Wallerand de Saint-Just.

E c’è da credergli, considerato che, dopo le disavventure di Nicolas Sarkozy sui rimborsi per la campagna presidenziale del 2012, oggi i partiti e le banche francesi si muovono con maggiore attenzione in materia di spese e finanziamenti elettorali. In più, Le Pen ha spiegato di essersi rivolta ai russi quasi controvoglia, dopo aver interpellato senza successo diversi istituti di credito francesi e di altri paesi europei.
Al di là della difficoltà di trovare risorse per finanziare la politica, però, la questione è un’altra. La disponibilità della banca russa conferma infatti un dato di cui si parla ormai da parecchi mesi: la saldatura tra il sistema di potere di Vladimir Putin e del partito Russia unita e l’estrema destra europea.

Ora, è difficile immaginare che il presidente russo sia intervenuto per sbloccare il prestito, ma è un fatto che l’intermediario di cui si è servito il partito, l’eurodeputato Jean-Luc Schaffhauser, ha ottime entrature a Mosca, ha visitato la Crimea subito dopo l’annessione da parte della Russia ed è stato tra i volontari stranieri – nazionalisti russi, qualche stalinista e rappresentanti della destra e dell’estrema destra europee – che hanno monitorato le elezioni organizzate il 2 novembre nelle repubbliche autoproclamate di Donetsk e Luhansk, in Ucraina.

Nella rete dei rapporti tra Russia e destre europee, il caso del Front national (che secondo alcuni recenti sondaggi oggi in Francia è il primo partito) è forse il più eclatante, ma non è certo l’unico. La Russia di Putin, autoritaria, tradizionalista, fortemente nazionalista, è un modello per diverse forze euroscettiche, xenofobe, populiste o dichiaratamente neofasciste di tutto il continente: dai greci di Alba dorata all’Fpö austriaco fino al partito di governo ungherese Fidesz.

E in una fase di forti tensioni con Mosca e di crescente antieuropeismo, la capacità di attrazione politica e i soldi del Cremlino rischiano di avere un’influenza non trascurabile.

Andrea Pipino è l’editor di Europa di Internazionale