Un pericolo chiamato Putin

29 ottobre 2014 19:13

È un uomo pericoloso per il suo paese e per il mondo. Il problema però è che i suoi ammiratori sono numerosi ed è chiaro perché. In Russia infatti i suoi elettori ringraziano Vladimir Putin per avergli ridato la Crimea, dopo aver impedito in Cecenia che la Federazione russa si sgretolasse come era successo per il blocco sovietico, che aveva perso prima i suoi territori in Europa centrale e poi i paesi limitrofi, asiatici ed europei, dove era nato l’impero zarista e poi sovietico.

Per i russi Putin incarna l’orgoglio ritrovato, un argine allo smantellamento della loro sfera d’influenza e, soprattutto, un’immagine di sé più positiva di quella data da Boris Eltsin. Sportivo e muscoloso, quest’uomo che non beve e che sfida gli statunitensi ha preso il posto di un alcolizzato dai rari momenti di lucidità e con una politica estera che seguiva passivamente quella degli Stati Uniti. Ma come fa ad avere ammiratori anche in Francia, in Italia, in Germania o nel Regno Unito?

In questo caso la spiegazione è più complessa. Una parte delle sinistre (e in Francia dei gollisti) gli è riconoscente di rappresentare un contrappeso agli Stati Uniti. In queste correnti politiche il “putinismo” è una forma di antiamericanismo. Negli ambienti d’affari invece è la semplice espressione di interessi a breve termine, poiché tutto quello che non piace al presidente della Federazione è anche un ostacolo agli investimenti europei in Russia e a quelli russi in Europa.

Al contrario le nuove destre, radicali o estreme, hanno trovato in Putin il modello che vorrebbero per il loro paese. Un uomo capace di incarnare sentimenti revanscisti e nostalgici, un nazionalista determinato, un leader carismatico che ha saputo unire il paese intorno alla sua persona combattendo tutto quello che queste nuove destre detestano (la stampa libera, i sostenitori della democrazia e i difensori dei diritti umani), un cristiano vecchia maniera che ha rifatto della religione uno strumento di potere capace di unire l’esercito e la chiesa per spingere la Russia contro la decadenza morale, l’omosessualità e soprattutto l’islam, di cui rispetta solo le dittature.

Dopo i comunisti sono le nuove destre ad aver trovato oggi il loro punto di riferimento a Mosca. Putin è al centro di una nuova internazionale le cui basi ideologiche affondano le loro radici nel fascismo. Si tratta dell’aspetto meno presentabile di questa ex spia del Kgb cresciuta all’ombra delle malversazioni dell’era Eltsin, ma non si tratta dell’unico pericolo.

A San Pietroburgo, il 31 agosto 2014. (Alexander Demianchuk , Reuters/Contrasto)

Quest’uomo rappresenta una minaccia per la stessa Russia. Invece di restituire al suo paese le ricchezze naturali e i mezzi di produzione che gli erano stati rubati con la scusa delle privatizzazioni, si è limitato ad arruolare i più grandi beneficiari di questa rapina o a eliminare quelli che non si sottomettevano. Da questo punto di vista tra Eltsin e Putin non è cambiato nulla. La Russia rimane un’oligarchia governata da un’alleanza fra ex apparatcik e nuovi ricchi.

Non solo l’economia russa è in stagnazione perché non è stata capace di investire i redditi petroliferi nella modernizzazione delle sue infrastrutture e dell’industria, ma ben presto Putin avrà rotto tutti i legami che univano il paese al suo ex impero. Tra tutti gli stati usciti dall’Unione Sovietica, l’Ucraina era la più vicina alla Russia, ma dopo un’aggressione militare Kiev ha reagito domenica 26 ottobre votando in massa per i partiti più europeisti e scegliendo l’Europa invece della Russia.

Ormai tutto il resto dell’ex impero ha paura del Cremlino. L’economia e il rublo si indeboliscono sotto il peso delle sanzioni occidentali provocate dalla destabilizzazione dell’Ucraina. Putin fa perdere terreno al suo paese e gli offre come unico alleato la Cina, una potenza di cui la Russia ha molto da temere a causa della sua vicinanza, delle sue ricchezze e di una popolazione dieci volte superiore. A forza di credere solo nella forza, questo cattivo zar sta portando il paese in un vicolo cieco, oltre a essere uno dei responsabili del caos in Medio Oriente.

Senza il suo appoggio incondizionato a Bashar al Assad, infatti, la Siria avrebbe potuto avviarsi verso una transizione democratica grazie alla qualità delle sue élite, come la Tunisia. Invece è caduta in una repressione barbara, che ha permesso al gruppo Stato islamico di rafforzarsi e di attaccare l’Iraq.

Così, dopo aver isolato la Russia credendo di ricostruire il suo impero, Putin ha ampiamente contribuito a creare il male che credeva di combattere in Medio Oriente. Quest’uomo è limitato, cieco e pericoloso quanto le nuove destre che lo adorano.

(Traduzione di Andrea De Ritis)

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