Angela Merkel e François Hollande al parlamento europeo di Strasburgo, Francia, il 7 ottobre 2015.

Una giornata deludente al parlamento europeo

Angela Merkel e François Hollande al parlamento europeo di Strasburgo, Francia, il 7 ottobre 2015.
08 ottobre 2015 09:26

Tutto bello, tutto giusto, ma non all’altezza. Quando il presidente francese e la cancelliera tedesca si sono presentati davanti al parlamento europeo, come avevano fatto i loro predecessori dopo la caduta del muro di Berlino, era lecito aspettarsi che aprissero nuovi orizzonti per l’Unione offrendo ai cittadini europei nuovi motivi per credere in quest’ambizione di unità politica di cui hanno smarrito il senso.

Purtroppo, però, non è stato così. François Hollande ha avuto ragione a insistere sulla necessità di creare una difesa comune per l’Unione, perché è un imperativo assoluto nel momento in cui l’ombrello americano è solo teorico e le minacce si accumulano alle frontiere dell’Unione. Ma dove sono le proposte concrete per andare avanti su questa strada? Non ci sono state.

L’estrema prudenza di Merkel

Dopo aver ascoltato la voce francese che ha ribadito quanto siamo ancora lontani da dove dovremmo essere, è arrivato il turno della cancelliera tedesca, che ha giustamente sottolineato la necessità di riformare il diritto d’asilo in Europa e di abbandonare la vecchia regola secondo cui i profughi sono assegnati al paese dell’Unione dove approdano.

Tutto bello, tutto giusto, ma dove sono le proposte di riforma per mettere fine al dramma dei profughi? Non ci sono state, perché anche Merkel ha camminato sulle uova, prudente, troppo prudente quando la situazione imporrebbe un gesto audace, un vero discorso all’altezza delle sfide a cui è sottoposta l’Unione, un intervento sincero che possa coinvolgere i cittadini europei, non questo miscuglio di verità generali senza alcun progetto concreto.

Constatarlo è doloroso, ma mercoledì Hollande e Merkel non avevano niente di nuovo da dire agli europei e si sono limitati a ribadire la loro fede nell’unità europea, una fede sincera (non abbiamo motivo di dubitare ) ma che non basta se non viene tradotta in azione. È stata una grande delusione.

Un attacco antitedesco d’altri tempi

Poi è arrivata Marine Le Pen e lì davvero avremmo sperato di non ascoltare quello che siamo stati costretti ad ascoltare. Le Pen è intervenuta a nome delle nuove estreme destre europee, gente che si fa eleggere al parlamento europeo nonostante detesti l’Unione e ne auspichi il crollo. La presidente del Front national si è superata definendo il presidente della repubblica “il vicecancelliere della Germania” e accusandolo di tradire la patria, di essersi venduto a quella Germania accusata di tutti i mali del mondo.

È stato un discorso caratterizzato da un odio antitedesco allo stato puro che ha ricordato il nazionalismo del 1870. Siamo rimasti sconcertati davanti a questo desiderio di combattere il presunto nemico per l’ennesima volta, ma il punto più basso del discorso di Le Pen è stata la denuncia dell’euro come “vassallaggio degli Stati Uniti”.

L’Europa crea una moneta unica mettendo fine all’egemonia del dollaro e questo significherebbe inginocchiarsi davanti all’America? La logica del Front national è sempre più misteriosa.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

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