Esponenti dell’opposizione nel parlamento algerino protestano prima del voto per i tagli alla spesa sociale previsti nella finanziaria 2016, Algeri, il 30 novembre 2015.

L’enigma algerino

Esponenti dell’opposizione nel parlamento algerino protestano prima del voto per i tagli alla spesa sociale previsti nella finanziaria 2016, Algeri, il 30 novembre 2015.
12 gennaio 2016 09:28

L’austerità si è aggiunta ai misteri della politica algerina. Alle prese con il crollo del prezzo del petrolio, da cui ricava una parte essenziale dei suoi introiti, l’Algeria aumenta i prezzi al consumo dopo aver drasticamente ridotto i suoi piani d’investimento.

Dall’inizio dell’anno gli algerini pagano la benzina il 40 per cento in più. I prezzi dei trasporti sono aumentati e il tenore di vita ne risente, tanto più che a crescere è stato anche il prezzo dell’elettricità e del gas, oltre a quello dei prodotti d’importazione, conseguenza inevitabile del calo del dinaro, la valuta nazionale.

Una nuova fase sociopolitica

Uno sviluppo di questo tipo metterebbe in crisi qualsiasi paese, ma in Algeria la situazione è particolarmente problematica perché in tempi di vacche grasse e prezzo del petrolio elevato il governo aveva preso l’abitudine di comprare la pace sociale. Alla minima rivendicazione, infatti, i salari, i sussidi e le risorse ai comuni venivano rimpinguati. La parola d’ordine era “evitare il contagio” e i miliardi accumulati nei forzieri statali permettevano di smorzare qualsiasi malcontento. Ma ora?

Ora che i deficit aumentano e l’austerità s’impone, l’Algeria entra in una nuova fase sociopolitica, proprio mentre al vertice del potere sono in corso grandi manovre.

L’unica certezza è che Abdelaziz Bouteflika sta preparando la sua successione. Ma a vantaggio di chi? In quali condizioni, e con quale progetto in testa?

Ufficialmente le facoltà mentali di Bouteflika sarebbero intatte, ma è difficile dirlo con certezza

Il mistero è fitto. Solo un manipolo di uomini fidati conosce la risposta, mentre il presidente, di 78 anni, ha ottenuto il quarto mandato consecutivo nel 2014 dopo essere stato colpito, un anno prima, da un ictus che ne ha compromesso la capacità di esprimersi e la mobilità.

Ufficialmente le facoltà mentali di Bouteflika sarebbero intatte, ma è difficile dirlo con certezza, tanto che all’inizio di novembre diversi simpatizzanti eminenti del presidente hanno chiesto di poterlo vedere per assicurarsi che fosse ancora saldamente al comando del paese.

Questo è il primo dei misteri politici d’Algeria, ma forse non è il più grande. All’inizio di settembre, infatti, l’onnipotente generale Toufik, padrone da 25 anni del dipartimento delle informazioni e della sicurezza, l’intelligence militare senza la quale nulla si decide in Algeria, è stato improvvisamente sollevato dall’incarico da Bouteflika.

Da allora abbiamo assistito a grandi pulizie al vertice dell’intelligence e soprattuto a due colpi di scena. Morto in esilio in Svizzera, Hocine Aït Ahmed, uno dei grandi capi dell’indipendenza diventato il principale oppositore del regime algerino, ha ricevuto un omaggio presidenziale e ossequi quasi statali nella natale Cabilia.

In questo modo la presidenza strizza l’occhio agli abitanti della regione, la cui lingua è stata appena dichiarata idioma ufficiale al pari dell’arabo, mentre il numero massimo di mandati presidenziali consecutivi è stato ridotto a due.

In Algeria le cose cambiano. Ma a beneficio di chi, e perché? Ancora non è chiaro.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

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