Un volontario armeno ad Askeran, vicino alla regione del Nagorno-Karabakh, il 2 aprile 2016. (Hrayr Badalyan, Reuters/Contrasto)

Il nuovo conflitto nel Caucaso nasconde interessi più vasti

Un volontario armeno ad Askeran, vicino alla regione del Nagorno-Karabakh, il 2 aprile 2016. (Hrayr Badalyan, Reuters/Contrasto)
04 aprile 2016 09:35

In epoca sovietica esisteva un’enclave armena nella repubblica sovietica dell’Azerbaigian, che faceva parte dell’Urss. Non si trattava di un’anomalia, perché a quell’epoca il Cremlino aveva l’abitudine di creare enclave minoritarie in ogni repubblica per impedire che le minoranze si affermassero come entità nazionali ed esercitassero il diritto sancito dalla costituzione di uscire dall’Unione Sovietica.

Dopo il crollo comunista questa pratica ha permesso alla Russia di mantenere la presa sulle repubbliche ex sovietiche (diventate indipendenti) manovrando abilmente le minoranze, soprattutto in Georgia. Tuttavia, fin dal 1988, l’enclave armena del Nagorno-Karabakh si è rivoltata contro il governo azero chiedendo l’annessione all’Armenia. Questa rivendicazione è sfociata in una guerra, vinta dall’Armenia, che ha ripreso il controllo del Nagorno-Karabakh e creato una continuità territoriale tra sé e il territorio montagnoso. Le ostilità erano più o meno cessate, ma il 1 aprile il fronte si è improvvisamente riacceso, alimentando la preoccupazione delle grandi capitali.

Il ruolo della Turchia e della Russia

Per quanto possa sembrare strano, il piccolo Nagorno-Karabakh sta mobilitando le grandi potenze mondiali, per tre motivi.

Il primo è che si parla del Caucaso, regione instabile tra il mar Nero e il mar Caspio. Il Nagorno-Karabakh si trova alla frontiera tra Turchia, Iran, Georgia e Cecenia russa, molto vicino a Iraq e Siria. Dopo la guerra di Cecenia, nella regione sono arrivati dei jihadisti, e una scintilla basterebbe a dar fuoco alle polveri. Ma non è tutto.

In pessimi rapporti con la Turchia, che rifiuta di riconoscere il genocidio commesso un secolo fa, l’Armenia ha chiesto la protezione della Russia. L’Azerbaigian, culturalmente turco, è invece molto vicino ad Ankara, anche se la Russia vende armi a Baku per mantenere un piede nell’ex repubblica sovietica. Ognuno dei due paesi ha dunque il suo protettore, ma le due potenze in questione sono ai ferri corti tra loro da quando la Turchia ha abbattuto in autunno un aereo russo che aveva violato lo spazio aereo turco per bombardare la Siria.

Forse Vladimir Putin è tentato dall’idea di umiliare la Turchia usando l’Azerbaigian?

Dietro la ripresa delle ostilità in Nagorno-Karabakh c’è l’ombra della tensione tra Russia e Turchia. Resta da capire perché l’Azerbaigian abbia improvvisamente deciso di strappare l’enclave all’Armenia (che al momento continua a controllarne il territorio) e fino a che punto intenda spingersi.

Gli azeri sono stati incoraggiati dalla Turchia, desiderosa di creare problemi alla Russia? Oppure il loro presidente vuole solo distogliere l’attenzione della popolazione dalle difficoltà interne causate dal calo del prezzo del petrolio? O forse Vladimir Putin è tentato dall’idea di umiliare la Turchia utilizzando come strumento l’Azerbaigian?

Non lo sappiamo, ma se le grandi potenze sono così preoccupate è perché questo conflitto locale ha una dinamica che potrebbe sfuggire rapidamente a ogni controllo.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

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