Bernie Sanders parla all’università del Wyoming a Laramie, il 5 aprile 2016. (Blaine McCartney, The Wyoming Tribune Eagle/Ap/Ansa)

Bernie Sanders indica l’esigenza globale di una nuova sinistra

Bernie Sanders parla all’università del Wyoming a Laramie, il 5 aprile 2016. (Blaine McCartney, The Wyoming Tribune Eagle/Ap/Ansa)
11 aprile 2016 09:22

E sono otto. Vincendo il 9 aprile i caucus democratici del Wyoming, Bernie Sanders ha ottenuto il suo ottavo trionfo nelle ultime nove primarie. Per quanto spettacolare, questo risultato non dovrebbe permettere al candidato democratico di strappare la nomina a Hillary Clinton, il cui vantaggio resta forte. Tuttavia è innegabile che negli Stati Uniti è in atto un fenomeno Sanders.

Bernie Sanders è un uomo che tutti davano per sconfitto, un uomo che non ha nulla del giovane premier e tutto del settantenne, un uomo che parla di socialismo in un paese dove questa parola, fino a ieri, faceva paura tanto quanto “comunismo”, un uomo semisconosciuto fino a pochi mesi fa ma che oggi è una figura di rilievo nazionale.

La sostanza vince sulla forma

Bernie Sanders suscita l’entusiasmo dei giovani democratici, seduce i più anziani e risalta tra gli altri candidati perché privilegia la sostanza alla forma. Senza prendere scorciatoie, Sanders si rivolge all’intelligenza degli elettori denunciando instancabilmente l’aumento della disuguaglianza negli Stati Uniti, l’eccessivo potere del denaro e i vantaggi fiscali di cui godono i ricchi e le grandi compagnie. Sanders è il candidato della redistribuzione delle ricchezze attraverso le imposte e della riduzione dello scarto nel reddito tra datori di lavoro dalle enormi risorse e le classi medie, che hanno gli stipendi bloccati o addirittura in ribasso.

Lo scacchiere politico sta cambiando ovunque

In questo senso Bernie Sanders incarna un fenomeno mondiale, come dimostra il caso della Corea del Sud. Nel paese asiatico, uscito dalla miseria del dopoguerra grazie al successo dei conglomerati industriali sostenuti dallo stato, le aziende e i loro dirigenti erano venerati e apparentemente intoccabili. Poi però, come in altre aree del pianeta, le disuguaglianze sono aumentate vertiginosamente nel corso degli anni novanta, mentre la disoccupazione giovanile cresceva senza sosta. Ora, a due giorni dalle legislative del 13 aprile, i sondaggi rivelano che i giovani sono in rivolta e voteranno in massa contro il presidente in carica.

Come negli Stati Uniti, anche in Corea del Sud questo fenomeno non dovrebbe portare un cambiamento radicale immediato, ma il paese sta mutando e si aggiunge alla lista delle nazioni dove assistiamo alla ricerca di una nuova sinistra, dalla Grecia al Regno Unito passando per la Spagna, il Portogallo, gli Stati Uniti di Sanders e ora anche la Francia, con l’affermazione del movimento Notte in piedi, che nei dibattiti notturni esprime la ricerca di qualcosa di ancora indefinito.

Da quando l’economia si è globalizzata, la disuguaglianza continua a crescere in tutti i continenti e l’angoscia sociale diventa un filo conduttore in tutto il mondo, lo scacchiere politico sta cambiando ovunque.

Al tradizionale scontro tra destra e sinistra si sostituisce l’ascesa delle nuove sinistre ugualitarie, il ritorno dell’estrema destra nazionalista e il rafforzamento o la nascita dei grandi centri, di cui Hillary Clinton ed Emmanuel Macron sono gli alfieri negli Stati Uniti e in Francia.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

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