La delegazione dell’Arabia Saudita arriva all’aeroporto di Hangzhou, in Cina, per partecipare al vertice del G20. (Damir Sagolj, Reuters/Contrasto)

La Russia vuole un nuovo ruolo di potenza globale

La delegazione dell’Arabia Saudita arriva all’aeroporto di Hangzhou, in Cina, per partecipare al vertice del G20. (Damir Sagolj, Reuters/Contrasto)
06 settembre 2016 09:39

Il 5 settembre i due principali produttori di petrolio al mondo, la Russia e l’Arabia Saudita, hanno abbozzato un riavvicinamento. Con il calo del prezzo del petrolio che danneggia pesantemente tutti i paesi produttori, Riyadh e Mosca hanno deciso, a margine del vertice del G20, di attuare una “stabilizzazione del mercato”, ovvero un aumento forzato del prezzo del petrolio.

I russi sono pronti anche a ridurre l’offerta, una mossa che automaticamente rilancerebbe i prezzi. I sauditi, dal canto loro, sono convinti che non ci sia la necessità immediata di una manovra di questo tipo, anche se non la escludono. I russi sono più impazienti dei sauditi, e indipendentemente dalle diverse valutazioni la Russia e i paesi dell’Organizzazione dei paesi produttori di petrolio si incontreranno ad Algeri a fine settembre, due mesi prima della riunione generale dell’Opec in programma a Vienna.

Gli obiettivi di Putin
Russia in testa, i paesi produttori di petrolio vogliono agire sui prezzi, e questo aggraverebbe le difficoltà dell’Europa e della Cina. Non è detto che il piano dei produttori andrà in porto, soprattutto perché l’Iran intende aumentare le vendite a qualsiasi prezzo per approfittare della cancellazione delle sanzioni e risanare le sue finanze. L’unanimità sarà difficile da ottenere, ma la Russia ci proverà in ogni modo per favorire la rielezione di Vladimir Putin tra due anni. L’Arabia Saudita ha mandato un avvertimento chiaro agli Stati Uniti, a cui non perdona la neutralità di fatto nello scontro tra sciiti e sunniti e tra i due principali paladini delle due correnti, l’Iran e l’Arabia Saudita. Nel frattempo constatiamo che la diplomazia russa è passata all’offensiva su tutti i fronti.

I russi provano ad accelerare i tempi perché sanno che Hillary Clinton sarà meno conciliante di Obama

Mosca corteggia Pechino appoggiando le sue rivendicazioni sugli isolotti del mar Cinese meridionale, si sta riconciliando con la Turchia, infuriata con gli occidentali che hanno criticato gli arresti di massa dopo il tentativo di colpo di stato, e cerca alleati un po’ ovunque per recuperare il suo status perduto di superpotenza antagonista agli Stati Uniti. Per questo Putin continua a immischiarsi in tutte le crisi ignorate da Washington.

Mentre Obama cerca di svincolarsi dal conflitto israelopalestinese, su cui ha sbattuto la faccia, Putin tenta di organizzare al Cremlino un vertice tra Benjamin Netanyahu e il presidente palestinese Mahmud Abbas. Per non parlare della Siria, dove i russi sembrano convinti di poter persuadere gli americani ad accettare la loro posizione e abbandonare la richiesta di allontanamento di Bashar al Assad per concentrarsi su uno sforzo congiunto contro il gruppo Stato islamico e le formazioni che Mosca considera terroriste. È evidente che i russi stanno stringendo i tempi, anche perché sono convinti che Hillary Clinton sarà molto meno conciliante rispetto a Obama.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

Bernard Guetta sarà al festival di Internazionale a Ferrara dal 30 settembre al 2 ottobre 2016.

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