Il premier Mark Rutte incontra i suoi sostenitori al termine delle elezioni legislative, all’Aia, il 15 marzo 2017.

I Paesi Bassi hanno scelto il centro conservatore

Il premier Mark Rutte incontra i suoi sostenitori al termine delle elezioni legislative, all’Aia, il 15 marzo 2017.
16 marzo 2017 09:31

La partecipazione è stata eccezionale. È stato necessario installare cabine elettorali supplementari e stampare in fretta e furia altre schede per permettere all’80 per cento degli elettori olandesi di votare. E no, non è stato il maremoto che l’estrema destra aveva sperato di scatenare.

Geert Wilders e il suo partito islamofobo ed eurofobo, il Pvv, hanno sì guadagnato quattro seggi, un progresso non trascurabile, ma con il 15 per cento dei voti sono stati nettamente staccati dai liberali del Vvd, il Partito popolare per la libertà e la democrazia del primo ministro uscente Mark Rutte, piazzato chiaramente al primo posto nonostante abbia perso una decina di seggi.

Lo scontro con la destra liberale che l’estrema destra credeva di vincere l’ha vista invece perdente. I buoni risultati ottenuti dagli altri partiti di centrosinistra e centrodestra lasciano intravedere, come dicevamo il 14 marzo, la formazione di un governo di coalizione tra le forze moderate e legate alla sopravvivenza dell’Unione europea.

L’estremismo non è inarrestabile
La prima conclusione da trarre da questi risultati è che non c’è niente di inarrestabile nell’ascesa dell’estrema destra. Geert Wilders credeva di essere fondamentale per la formazione del prossimo governo e prevedeva che gli altri partiti sarebbero stati costretti ad allearsi con lui.

Dopo le presidenziali austriache, è la seconda volta in pochi mesi che l’estrema destra europea manca una vittoria che aveva considerato certa

Inizialmente i sondaggi avevano dato fondamento a questa certezza annunciando che il Pvv sarebbe stato il primo partito dei Paesi Bassi, ma con l’avvicinarsi delle elezioni la destra ha perso terreno, come se gli elettori esitassero sempre di più a rovesciare il tavolo e scegliere l’avventura dopo aver fatto percepire un desiderio di cambiamento, seppur irrazionale. Se questo scrutinio è stato il termometro dell’ascesa dell’estrema destra in Europa, come avevano detto in tanti, allora i Paesi Bassi hanno chiarito le cose mostrando che la scelta dell’estremismo non è la scelta della maggioranza degli europei.

La sconfitta socialdemocratica
Non è una buona notizia per Marine Le Pen, che aveva scommesso molto sugli olandesi per dare nuovo slancio alla sua candidatura, e non è quello che speravano le estreme destre in Italia e Germania.

Dopo le presidenziali austriache, è la seconda volta in pochi mesi che l’estrema destra europea manca una vittoria che aveva considerato acquisita. Ma c’è anche un’altra conclusione da trarre da questo voto: la socialdemocrazia olandese esce annientata dallo scrutinio, con una perdita di 29 seggi.

I laburisti, partner della coalizione uscente, hanno pagato la perdita d’identità a beneficio del centro e anche dell’estrema destra, proprio mentre la socialdemocrazia tedesca è in lotta serrata con la democrazia cristiana di Angela Merkel grazie al suo nuovo capofila, Martin Schulz, che può vantarsi di non aver mai governato con la destra.

È chiaro che per essere forte la sinistra deve semplicemente essere sé stessa, un’alternativa alla destra. Altrimenti rischia di lasciare il campo, come in Francia, all’affermazione del centro e a un’estrema destra che gli europei, a quanto pare, non vogliono vedere al governo.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

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