Londra, 5 dicembre 2016. (Victoria Jones, Getty Images)

Perché non possiamo rinunciare all’Unione europea

Londra, 5 dicembre 2016. (Victoria Jones, Getty Images)
24 marzo 2017 09:35

Oggi nessuno esulta quotidianamente per il fatto di avere la luce e il gas. È un progresso che consideriamo acquisito e irreversibile come la scuola pubblica aperta a tutti. Con l’Europa accade lo stesso.

Questa unità europea di cui il 25 marzo festeggeremo il sessantesimo compleanno sembra ormai talmente acquisita che ne vediamo solo i difetti, numerosissimi, senza ricordarci di tutto ciò che ci ha regalato, nonostante l’evidenza. Senza il mercato comune il boom economico del dopoguerra non sarebbe stato così forte e il costante progresso della protezione sociale e del tenore di vita.

Senza la prima politica comune, quella agricola, non è detto che l’Europa avrebbe potuto garantire la sua autosufficienza alimentare, e l’agroalimentare non avrebbe il peso enorme che ha nelle esportazioni francesi.

A cosa serve l’Unione europea
Senza l’unità europea, le sue regole e i suoi trattati, il crollo dell’impero sovietico avrebbe inevitabilmente scatenato una serie di guerre nel cuore dell’Europa, perché non sarebbe stato possibile far presente ai paesi dell’Europa centrale che dovevano rinunciare a qualsiasi rivendicazione territoriale se volevano entrare nell’Unione.

Senza questa unità e le sue regole industriali e ambientali i paesi europei non avrebbero potuto opporsi (come invece fanno, per quanto il loro impegno sia insufficiente) all’importazione di prodotti che non rispettano le loro esigenze.
Senza questa unità le multinazionali non avrebbero dovuto rispettare le leggi di un mercato composto da 500 milioni di persone, un bacino d’utenza che non possono ignorare.

Il video di Eric Jozsef e Gian-Paolo Accardo per VoxEurop


Senza questa unità la protezione sociale europea, il welfare che da nessun’altra parte è sviluppato come nei paesi dell’Unione, sarebbe stato da tempo sconfitto da un capitale che non conosce frontiere.

L’Unione non è il cavallo di Troia della regressione sociale, come sostengono in molti. Al contrario, è il bastione dei nostri modelli sociali e il gruppo di stati in cui le libertà e la democrazia, imperfette come lo sono sempre, sono le più solide e meglio protette del mondo.

La terra di mezzo
Il 25 marzo 2017 questo gruppo compirà 60 anni, e appare più minacciato che mai. L’Unione è minacciata perché molti europei temono le evoluzioni internazionali al punto che vorrebbero trincerarsi dietro le frontiere nazionali del passato.

Ma se è vero che non c’è una maggioranza a sostegno dell’Unione, è altrettanto vero che non c’è una maggioranza che ne chiede lo scioglimento. Siamo in una terra di mezzo estremamente preoccupante, e quello di cui l’Unione ha bisogno oggi per rilanciarsi sono fatti concreti, progetti industriali e d’investimento comune, una difesa comune, una ricerca e grandi università europee, una politica e una transizione energetica comuni. Ci stiamo arrivando. Ci arriveremo. Ed è per questo, dato che non tutti devono seguire la stessa via, che il 25 marzo l’Unione ufficializzerà il principio dei ritmi e degli obiettivi diversificati, per permettere a chi lo vorrà di andare più lontano, più rapidamente.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

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