La premier britannica Theresa May firma la lettera con cui dà formalmente avvio all’uscita del Regno Unito dall’Unione europea, a Londra, il 28 marzo 2017.

La Brexit arriva davvero e c’è poco da esultare

La premier britannica Theresa May firma la lettera con cui dà formalmente avvio all’uscita del Regno Unito dall’Unione europea, a Londra, il 28 marzo 2017.
29 marzo 2017 09:48

Potremmo consolarci facilmente. Potremmo dirci che l’applicazione da parte del Regno Unito dell’articolo 50 del trattato di Lisbona che permette a uno stato dell’Unione di uscirne al termine di un negoziato che non può superare i due anni, arrivata il pomeriggio del 28 marzo, è un’ottima notizia.

Potremmo rallegrarci dicendo che finalmente se ne vanno i maledetti britannici, che sono saliti sul treno dell’unità europea solo per rallentarne la marcia e alla fine ci sono riusciti. Potremmo dirlo, perché in Commissione, nel Consiglio e al parlamento europeo i britannici hanno sempre pigiato sul freno davanti all’integrazione, radunando attorno a sé i paesi più sovranisti e bloccando tutto ciò che andava contro il loro credo liberista.

Potremmo consolarci, ma resta il fatto che questo divorzio è un dramma. Lo è perché la maggioranza dei britannici che hanno votato per il Brexit in estate l’ha fatto illudendosi che tutto ciò che non andava nel loro paese sarebbe stato risolto da un giorno all’altro.

L’incertezza sul futuro
Credevano che si sarebbero sbarazzati di tutti i francesi, polacchi e baltici, e dei tre milioni di immigrati europei che lavoravano nel Regno Unito e che gli danno tanto fastidio. Credevano che sarebbero stati dispensati da ogni solidarietà con il continente restando liberi di continuare a esportare in Europa i loro prodotti senza pagare una sterlina di dazi.

Credevano che improvvisamente avrebbero avuto una camera a parte nella casa comune, ma oggi scoprono che non potranno accedere al mercato unico senza accettarne le giurisdizioni, le regole e la libera circolazione dei cittadini, che dovranno sborsare più di 50 miliardi di euro per gli impegni presi e che la manodopera europea comincia già prudentemente a disertare il mercato britannico danneggiando l’economia dell’isola.

I britannici si ripetono che tutto va bene aggrappandosi ai risultati comunque buoni e cercando di dimenticare che sono ancora all’interno dell’Unione, che per il momento non è cambiato niente e che l’incertezza è tutta per il futuro.

La Brexit può non essere irreversibile. A Londra lo pensano in molti, perché non è mai troppo tardi per migliorare le cose

Questo divorzio assurdo è un dramma per i britannici e la loro unità perché gli scozzesi non vogliono accettare la Brexit e intendono votare nuovamente sull’indipendenza, ma lo è anche per il resto dell’Europa che dopo la partenza di Londra perderà la sua più antica democrazia e una cultura che le è essenziale.

Questo è un giorno nefasto, anche se la Brexit può non essere irreversibile. A Londra lo pensano in molti, perché non è mai troppo tardi per migliorare le cose. Questa situazione è talmente penosa e stupida che la Francia e il Regno Unito hanno firmato il 29 marzo un accordo di cooperazione su un progetto per nuovi missili.

A quanto pare ancora nessuno vuole crederci, anche perché l’Europa non ha difese senza le armi britanniche e francesi. Speriamo. Affidiamoci alla ragione. Ma resta il fatto che quando la procedura di divorzio si mette in moto è ormai tardi per rendersi conto che ci si ama ancora.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

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