Champs-Élysées, Parigi, 20 aprile 2017.

La Francia con il fiato sospeso alla vigilia del primo turno

Champs-Élysées, Parigi, 20 aprile 2017.
21 aprile 2017 10:12

Ci sono dei temi che hanno avuto poco spazio nei dibattiti di queste presidenziali francesi. È come se l’Europa e le relazioni internazionali fossero solo elementi secondari, ma come ieri sera ha crudelmente ricordato il terrorismo sugli Champs-Élysées di Parigi, la verità è che sono cruciali, tanto che alla vigilia del primo turno hanno intaccato l’immagine dei quattro candidati favoriti o quanto meno hanno sollevato pesanti interrogativi sul loro programma.

La corsa di Marine Le Pen, per esempio, sembra rallentata proprio a causa della sua ostinazione a chiedere l’uscita dall’Europa e dall’euro. Le Pen sperava di cavalcare l’ostilità verso “Bruxelles” condivisa da gran parte dell’opinione pubblica, ma ha dimenticato che molti dei suoi potenziali elettori – pensionati, piccoli imprenditori o conservatori cattolici – non vogliono sentir parlare di una “Frexit” e di un ritorno al franco, perché non amano i rischi.

Le Pen alla fine ha deciso di mettere in secondo piano l’argomento, ma intanto le azioni di Donald Trump, Vladimir Putin e Bashar al Assad non l’hanno certo aiutata. Per la leader del Front national non è facile spiegare perché il presidente statunitense che lei aveva accolto con entusiasmo abbia fatto bombardare una base aerea di Bashar al Assad, l’uomo che la candidata dell’estrema destra francese ha più volte definito un baluardo indispensabile nella lotta contro l’Isis.

Due appoggi scomodi
L’udienza che Putin le ha concesso non le è servita a molto, perché ormai solo gli ideologi di estrema destra sostengono il presidente russo, e l’ennesimo attacco chimico effettuato da Assad non ha certo migliorato l’immagine del macellaio che Le Pen difende da tempo.

Passiamo a François Fillon. Le sue posizioni in politica estera non lo hanno danneggiato quanto i suoi problemi con la magistratura, ma la sua insistenza per una alleanza con Putin e Assad preoccupa molti (anche all’interno della destra) a causa del ricorso alle armi chimiche del regime di Damasco e del modo in cui il presidente russo si è opposto alla condanna del governo siriano da parte del Consiglio di sicurezza dell’Onu.

Restano Emmanuel Macron e Jean-Luc Mélenchon.

Riguardo a Jean-Luc Mélenchon, non si riesce a capire come un uomo dall’eloquenza così raffinata abbia potuto proporre di stringere un’alleanza con Cuba e con il Venezuela. È un fatto che preoccupa, e quanto a Macron, il candidato centrista è rimasto ambiguo sulla Siria, ma è fortemente europeista ed è su questo tema che ha saputo raccogliere ovazioni durante i suoi comizi.

Lasciando intendere che i crimini di Bashar al Assad sono meno pericolosi per il mondo di quelli dei jihadisti, cosa non vera, nonostante gli attentati, Emmanuel Macron ha detto più volte che la sua “priorità” era la lotta al gruppo Stato islamico (Is). Ora sembra aver abbandonato questa idea, ma ancora ieri insisteva sul pericolo che la Siria diventi uno stato fallito, mentre in realtà lo è già da molto tempo.

Tra le righe sembra voler dire che Assad potrebbe essere un elemento di soluzione alla crisi siriana, mentre da sei anni ne è la causa principale. Sulla Siria Emmanuel Macron è difficile da interpretare, ma forse renderà più chiara la sua analisi nelle prossime ore.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

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