L’ingresso della città proibita a Pechino, il 28 settembre 2017.

La seconda investitura di Xi Jinping

L’ingresso della città proibita a Pechino, il 28 settembre 2017.
17 ottobre 2017 11:14

Ci sono le domande fondamentali e quelle meno importanti. Nel corso del 19º congresso del Partito comunista cinese che si aprirà il 18 ottobre molti si chiederanno fino a che punto aumenterà il potere già immenso di Xi Jinping, capo dello stato più popoloso al mondo, numero uno di un partito con 89 milioni di iscritti e comandante di un esercito il cui bilancio continua a crescere, come se l’obiettivo della Cina fosse quello di poter competere al più presto con la potenza militare degli Stati Uniti.

Cinesi e stranieri, i “pechinologi” osserveranno attentamente la formazione delle nuove compagini governative per capire quanti “protetti” di Xi entreranno a farne parte. Con attenzione ancora maggiore aspetteranno di sapere se il nome del numero uno sarà inserito negli statuti, come accaduto con Mao, il fondatore, e Deng Xiaoping, il padre della svolta economica di quasi trent’anni fa e con cui la Cina ha aperto le porte al mercato diventando la seconda economia mondiale.

L’apparato della rinascita
Non sono interrogativi secondari, perché dal precedente congresso, quello che lo aveva proiettato al vertice nel 2012, Xi incarna una politica, prudente ma determinata, basata sull’affermazione internazionale della Cina, che questo principe rosso, figlio di un alto dignitario degli albori del comunismo, intende portare avanti rafforzando il partito.

Per Xi il Partito comunista è l’apparato che deve gestire la rinascita cinese. Questo apparato deve dunque essere forte e disciplinato, ed è Xi a controllarlo senza alcuna pietà per i leader, la cui corruzione è troppo palese, e per i dissidenti, sempre preoccupato di assicurarsi la devozione degli alti quadri.

La Cina si trova come in un periodo di ricostruzione postbellica, ma la crescita non può essere eterna

Evidentemente la portata dei nuovi poteri che il presidente cinese conquisterà è cruciale, ma ci sono altri interrogativi ancora più importanti.

Innanzitutto resta da capire fino a quando la Cina potrà mantenere la sua crescita economica, ancora vicina al 7 per cento annuo. Il paese partiva da così in basso che è in una fase di boom dagli anni ottanta. La Cina si trova come in un periodo di ricostruzione postbellica, ma la crescita non può essere eterna, e quando cambierà il vento l’economia mondiale ne sarà profondamente colpita, mentre i cinesi chiederanno conto e ragione a un apparato che non gli potrà più assicurare un miglioramento del tenore di vita, la promessa su cui poggia la dittatura.

A quel punto si aprirà un periodo di grande incertezza, e se la Cina riuscirà a superarlo, bisognerà porsi una seconda domanda: Pechino saprà trovare un equilibrio con gli Stati Uniti? O invece le due potenze nel Pacifico si scontreranno per il controllo dell’Asia? Per il momento questo inquietante punto di domanda resta senza risposta.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

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