Berlino, novembre 2017.

Il dibattito tedesco è il dibattito di tutta l’Unione europea

Berlino, novembre 2017.
09 febbraio 2018 11:19

I fatti, prima di tutto. Accolto a Parigi e Bruxelles come una promessa di rilancio dell’unità europea, il contratto di governo concordato l’8 febbraio tra Angela Merkel e il partito socialdemocratico (Spd) genera però perplessità e rabbia a Berlino.

La rabbia serpeggia in particolar modo tra i conservatori dell’Unione cristianodemocratica (Cdu). “Cancelliera a tutti i costi”, titola in prima pagina Bild, quotidiano legato alla destra e con una tiratura che raggiunge i quattro milioni di copie. “Merkel offre il governo all’Spd”, rincara il giornale.

È il pensiero di molti grandi nomi della Cdu, che non scommettono sulla longevità della cancelliera e dichiarano pubblicamente che il risultato del negoziato con i socialdemocratici è infelice e insoddisfacente, paventando il rischio che “la politica europea dell’Spd si imponga al ministero delle finanze”, dicastero che toccherà ai socialdemocratici, sostenitori di una politica di investimenti da parte dell’Unione e soprattutto dell’eurozona.

La base Spd non è convinta
La collera non è sorprendente, perché durante il negoziato per il contratto di governo la maggior parte delle concessioni è arrivata da Merkel e perché la sinistra è riuscita ad affermare la sua volontà di vedere le eccedenze di bilancio alimentare una politica di rilancio, in Germania come nel resto dell’Unione.

Se l’accordo sarà applicato la Germania cambierà direzione, portando il cambiamento anche nell’Unione. Tuttavia non è sicuro che la base dell’Spd, composta da 440mila militanti, conceda il via libera attraverso il referendum interno alla riproposizione di una grande coalizione.

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La base non è convinta perché l’Spd ha perso la sua identità e molti elettori a causa delle ultime due grandi coalizioni con la destra, e il passaggio all’opposizione resta una tentazione forte per i militanti che vorrebbero un ritorno alle origini.

La situazione non è ancora chiara. Il rilancio dell’Ue è appeso alla crisi della socialdemocrazia, profonda in Germania e un po’ ovunque, e alle divisioni della Cdu tra le due correnti, quella liberale e quella europea e sociale.

L’avanzare della destra dovrebbe spingere la sinistra a votare sì e ratificare quella che è a tutti gli effetti una vittoria. Ma la prudenza s’impone, perché destra e sinistra sono divise tra le posizioni identitarie radicate nella storia e la tentazione “francese” della creazione di un grande centro pigliatutto ancorato all’ambizione europea. Il dibattito tedesco è il dibattito di tutta l’Unione.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

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