Bucarest, Romania, il 14 febbraio 2017.

L’Europa orientale non va lasciata indietro

Bucarest, Romania, il 14 febbraio 2017.
27 marzo 2018 11:49

“Immaginiamo che tutto vada per il verso giusto”, mi ha detto il 26 marzo un intellettuale romeno. “Immaginiamo che la Francia e la Germania si mettano d’accordo su un piano di rilancio dell’Unione europea, che riescano a convincere altri esponenti di lunga data del club a seguirli e che si formi un’unione politica all’interno dell’Unione attuale”.

Per lui questo scenario è “il migliore” per la sopravvivenza dell’unità europea a cui è molto legato come il 60 per cento dei romeni. Eppure la prospettiva tende anche a preoccuparlo. Si chiede, infatti, cosa ne sarebbe del suo paese, e non è il solo a porsi questa domanda tra i filoeuropei più decisi in Romania e altrove in Europa centrale.

Con un’Europa politica a otto o a dodici stati, ha sottolineato, magari anche a quindici o sedici, si arriverebbe presto a una difesa comune. Un giorno o l’altro arriverebbe anche il bilancio per gli investimenti nelle industrie del futuro, con l’armonizzazione delle fiscalità e dell’assistenza sociale. In questo modo la nuova Europa presenterebbe tutte le caratteristiche di un nuovo stato o di una potenza unica, ha concluso.

L’ho interrotto osservando che sono d’accordo sul fatto che questo è il migliore scenario possibile, e gli ho chiesto perché questa prospettiva sarebbe preoccupante per lui.

“Semplice”, mi ha risposto. “Perché vi dimentichereste di noi. Dimentichereste l’Europa centrale perché, tra i paesi che non vorranno partecipare per non rinunciare alla propria sovranità e quelli che non potranno farlo perché la loro economia è troppo in ritardo rispetto alle altre, l’Europa centrale diventerà un motivo di imbarazzo di cui magari liberarsi.”

Un vuoto pericoloso
In realtà ci sono molte obiezioni da fare rispetto a questo ragionamento. Si potrebbe dire che l’unione politica, ammesso che si faccia, non sarebbe preclusa agli altri paesi dell’Unione, che potrebbero entrare a farne parte quando vogliano e siano nelle condizioni di farlo. Ho spiegato che si tratterebbe di un’avanguardia, come l’eurozona. Poi ho sottolineato che l’Unione europea non avrebbe alcun interesse a ridurre le dimensioni del suo mercato comune, che resta la sua arma migliore nei rapporti di forza commerciali.

Inoltre per l’Europa sarebbe una follia lasciare che si crei un vuoto al confine orientale, alimentando la tentazione della Federazione russa di avanzare le sue pedine.

Ho formulato le mie obiezioni senza indugi, ma poi mi sono reso conto che se la ragione è sicuramente dalla mia parte, la realtà potrebbe essere dalla sua. Per paesi che avranno già le loro belle difficoltà a rilanciare l’Unione, l’Europa centrale potrebbe effettivamente diventare una questione secondaria. Dobbiamo tenere conto della paura che l’Europa a più velocità escluda l’Europa centrale e soprattutto evitare di commettere questo errore.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

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