Emmanuel Macron, Theresa May e Angela Merkel al vertice tra Unione europea e paesi dei Balcani occidentali a Sofia, in Bulgaria, il 17 maggio 2018.

L’Europa resiste ai capricci di Trump

Emmanuel Macron, Theresa May e Angela Merkel al vertice tra Unione europea e paesi dei Balcani occidentali a Sofia, in Bulgaria, il 17 maggio 2018.
17 maggio 2018 12:19

Ci sono due modi per vedere le cose. Il primo, assolutamente plausibile, è negativo. Il Regno Unito è virtualmente uscito dall’Unione europea. I due partiti che hanno ottenuto la maggioranza dei voti alle elezioni italiane, la Lega (formazione populista di destra) e il Movimento 5 stelle (partito capace di conquistare elettori di sinistra e di destra radicali) sembrano vicini a formare un governo la cui ostilità nei confronti dell’Europa sarebbe un asse portante.

L’Austria è governata da una coalizione tra destra ed estrema destra. La Repubblica Ceca si perde nella fobia dei migranti mentre Polonia e Ungheria sono in mano ai nazionalisti per cui lo stato di diritto è l’ultima preoccupazione. I Paesi Bassi e quelli scandinavi sono vincolati al “feticismo del bilancio” di cui la settimana scorsa Emmanuel Macron ha invitato la Germania a liberarsi. I tedeschi, infine, continuano a dividersi tra chi vorrebbe sposare le proposte europee del presidente francese e quelli che hanno paura di ritrovarsi costretti ad affrontare un eccesso di spese e il finanziamento del deficit dell’Europa del Sud.

Meglio serrare i ranghi
Il quadro non è roseo, ma c’è un altro modo di vedere le cose, meno pessimista. Il Regno Unito se ne va, e questo è innegabile, ma è altrettanto vero che non è mai stato così vicino al resto dell’Unione e soprattutto alla Francia sul tema della difesa comune e sul rifiuto di seguire Donald Trump nella sua decisione di uscire dal compromesso nucleare negoziato tra le grandi potenze e l’Iran nel 2015.

Sui temi fondamentali Londra si schiera con Parigi e Berlino, in modo talmente chiaro che non sappiamo più se il Regno Unito sta andando via o sta tornando. Questa ambiguità latente inibisce le nuove estreme destre europee, che insistono sull’eurofobia ma non hanno più il coraggio di porre l’uscita dall’Unione come primo punto dei loro programmi, come se questa idea fosse passata di moda o quantomeno fosse stata bocciata dagli elettori, a cui appare chiaro che la Brexit non è un successo e che fra Trump, Putin e il Medio Oriente è molto meglio serrare i ranghi.

È per questo motivo che Lega e Movimento 5 stelle non hanno subito trovato un’intesa sul programma. Nell’attesa, dalla capitale bulgara dove sono riuniti dal 16 maggio, gli europei sembrano pronti a compattarsi contro Washington sulla questione del nucleare iraniano. L’Europa vuole difendere il suo diritto a commerciare con l’Iran, e questo rifiuto collettivo dei “capricci” statunitensi segna una svolta innegabile.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

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