Il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker a Bruxelles per il summit dei leader europei, il 24 giugno 2018.

La sfida per salvare l’Unione europea

Il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker a Bruxelles per il summit dei leader europei, il 24 giugno 2018.
04 luglio 2018 11:51

Tutto sembra andare malissimo. Dell’unità europea abbiamo già parlato. Le due grandi forze politiche che la difendevano, la democrazia cristiana e la socialdemocrazia, sono infatti in netto calo, perché non riescono più, in assenza di un’unità politica dell’Europa, a frenare la regressione sociale imponendo a un capitale senza frontiere il rapporto di forza che potrebbe permettere la nascita di una potenza pubblica di portata continentale.

Lo stato europeo, inevitabilmente federale, non incontra il favore degli elettori, spaventati di perdere il controllo sul potere politico. L’unità europea è sempre più indebolita da questo circolo vizioso in cui i cittadini rimproverano all’Unione di non saperli proteggere e al contempo si rifiutano di concederle i mezzi per farlo.

Un’Europa politica
Possiamo davvero credere che l’unità europea sia spacciata, ora che Donald Trump e Vladimir Putin sembrano alleati per distruggerla e spartirsi la gestione del mondo? È possibile. L’Unione potrebbe realmente sgretolarsi lasciando in piedi solo la sua facciata di Bruxelles. Questo a meno che l’interesse principale dei paesi membri riesca a oltrepassare le divergenze sempre più sfumate tra le varie correnti (ancora maggioritarie) che comprendono la necessità impellente di costruire un’Europa politica.

Ciò non vuol dire che tra destra e sinistra non esista più alcuna differenza, ma che ci si potrà pensare una volta realizzata l’unità europea. Per la destra e la sinistra è arrivato il momento di collaborare, così come accaduto ai tempi della resistenza.

È indispensabile parlare chiaro contro i nazionalismi che ci porterebbero alla guerra

Dobbiamo accettare la sfida prima che l’Europa diventi irrilevante nel mondo, e condurre la battaglia affrontando gli interrogativi di fondo.

Davvero pensiamo di poter resistere separatamente al revanscismo di Putin e alla volontà di Trump di bloccare le esportazioni verso gli Stati Uniti?

Davvero pensiamo che, ognuno per sé, saremo in grado di dotarci di una difesa europea ora che l’ombrello americano si è chiuso?

Davvero pensiamo che divisi riusciremo a ridurre la tensione alle frontiere? Davanti al riscaldamento climatico, è meglio agire separati o uniti? È meglio essere un gruppo di 27 o rimanere 27 stati indipendenti, per gettare le basi, insieme all’altra sponda del Mediterraneo, di una cooperazione economica e politica senza la quale l’Europa continuerà ad attirare i migranti come oggi?

pubblicità

Per salvare l’unità che ci è indispensabile è arrivato il momento di parlare chiaro contro i nazionalismi che ci porterebbero alla guerra. Non è difficile smentirli, ma servono la collaborazione e l’impegno di tutti quelli che sanno benissimo qual è il vero interesse dell’Europa.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

pubblicità

Articolo successivo

Le macerie di Praga