07 aprile 2021 14:51

Non ho mai ascoltato dischi rap pensando che fossero raccolte di racconti. Soprattutto se erano album statunitensi: tutta l’epica di Jay-Z, Kendrick Lamar o Pusha T spingeva verso il grande romanzo. Ascoltando Solo tutto, il secondo disco di Massimo Pericolo, mi è venuta in mente Lot, la raccolta di Bryan Washington (Racconti Edizioni). Leggere un disco rap come un’antologia di racconti lo priva di una responsabilità generazionale, ma allo stesso tempo lo valorizza per una capacità preziosa: far intuire tutta la vita che sta dietro a un bozzetto. È strano dirlo per un paroliere avventuroso come Massimo Pericolo, ma in Solo tutto c’è il tentativo elegante di fondersi con l’ambiente di Brebbia, in provincia di Varese.


Ambientato nelle periferie di Houston, tra strip club e lavanderie a gettoni, Lot gravita intorno alle esistenze tenere e violente di alcuni “ragazzi di mezzo”. Ragazzi “chopped and screwed”, che vivono con la stessa tecnica con cui DJ Screw remixava i brani hip hop, rallentandoli, facendoli saltare.

Anche se i suoni di Massimo Pericolo sono diversi, c’è una somiglianza poetica nel saltare da una scena all’altra in un contesto che resta spietatamente simile. Essere un “ragazzo di mezzo” significa stare in transito tra condizioni di fame e condizioni di fama, ma anche essere consapevole del fatto che, quando si realizza un’ambizione, la tua vita assume un vile sapore strumentale. “Potete farci la morale o ragionare” dice Massimo Pericolo in Bugie, e suona come una difesa alta da una consapevolezza troppo acuta di sé.

Questo articolo è uscito sul numero 1403 di Internazionale. Compra questo numero | Abbonati

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