Spirito canadese

03 giugno 2019 16:51

Credo che mia figlia di 16 anni sia omosessuale e vorrei farle capire che non ho nessun problema al riguardo, senza forzare la mano sull’argomento.–Nola

Ho amici sparsi ai quattro angoli del pianeta. Ovviamente non riesco a vederli spesso, ma quando ci incrociamo è sempre una festa. Qualche settimana fa, per esempio, è passata da Roma Francys, una canadese che ho conosciuto quando abitavamo entrambi a Copenaghen. Abbiamo passato due ore sul divano ad aggiornarci sulle nostre vite bevendo fiumi di caffè. Abbiamo passato in rassegna tutto: il lavoro, le nuove case, i figli, gli amici comuni. Poi siamo andati in centro sotto una pioggia scrosciante e abbiamo pranzato in una trattoria, senza mai smettere di parlare.

Sulla via di casa, le ho chiesto di Maddie, la sua figlia maggiore, di 14 anni: “Ce l’ha già un fidanzato?”. “No”, mi ha risposto, “mi ha detto che è lesbica”. Sono rimasto così sorpreso che ho sputato la gomma che avevo in bocca: “Scusa?”. “È lesbica. Me l’ha detto qualche mese fa”. Possibile che parlavamo da ore e si era dimenticata di darmi una notizia così importante? Lei non capiva. “Non è mica una notizia importante. La mia percezione di lei e del suo futuro resta uguale: forse si sposerà, forse avrà dei figli, forse sarà single, chissà. Ma sarebbe lo stesso se fosse etero, no? In un paese omofobo forse sarebbe diverso, ma in Canada non cambia nulla”.

L’Italia purtroppo non è il Canada, ma lo spirito di Francys va bene anche qui: se tua figlia è gay o etero non cambia davvero nulla. Falle sentire che ne sei profondamente convinta e avrai già fatto tutto quello che c’è da fare.

Questo articolo è uscito sul numero 1309 di Internazionale. Compra questo numero|Abbonati

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Claudia Grisanti
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