03 marzo 2020 13:50

Sono una ragazza di 32 anni e con il mio compagno ci chiediamo spesso quale futuro potremo dare ai nostri eventuali figli. Siamo circondati da governi nazionalisti e in piena crisi ambientale, e la nostra speranza è sempre più debole. In questo clima aberrante qual è il tuo consiglio? –Giulia

Decidere di fare un figlio richiede sempre una buona dose di ottimismo e immagino che l’allarmismo di questi giorni non contribuisca a farvi sentire più sereni: dopo il sovranismo e il riscaldamento globale, ci mancava solo la pandemia ad agitarci tutti! Il problema è che, se prevale il pessimismo, la voglia di fare un bambino passa.

Tredici anni fa, quando avevo profondi dubbi se fosse giusto o meno mettere al mondo un bambino con due papà in una società ancora così omofoba, un’amica mi disse: “Certo che è giusto, anzi è tuo dovere: perché vostro figlio sarà un omofobo di meno nel mondo”. Io e il mio ex compagno la prendemmo alla lettera, e così di piccoli attivisti per i diritti civili ne abbiamo avuti tre. E il loro attivismo non si ferma lì, perché stanno anche attentissimi alla differenziata, se prendi un aereo ti guardano male e se una donna guadagna meno di un uomo pensano sia un’ingiustizia assurda.

La vera domanda che ti devi porre non è quale futuro potrete dare ai vostri figli, ma quale futuro potranno dare loro a voi: fare un figlio in un mondo che non ci piace vuol dire piantare un albero in un terreno arido. Voi dovete piantare il seme, annaffiarlo e farlo diventare forte, ma poi il suo futuro, e quello del mondo, è nelle sue mani.

Questo articolo è uscito sul numero 1347 di Internazionale. Compra questo numero|Abbonati