23 marzo 2020 17:13

Sono l’unica madre che fatica in modo immane a stare dietro all’attività di scuola? –Flavia

Da un numero imprecisato di giorni la mia famiglia, come tutte le famiglie italiane, è relegata in casa. E nel frattempo io ho cambiato mestiere: ora faccio il vicepreside e gestisco la didattica a distanza di tre figli. Ci sono le lezioni di geografia registrate su WhatsApp dalla maestra del più piccolo, le foto dei compiti delle sorelle grandi, gli esercizi di francese su Word (mi raccomando: solo su Word), la lezione di epica in videoconferenza sul mio computer dalle 10.30 alle 11.30, lo spartito di musica da stampare. Stamattina ho fatto fare a mio figlio il lavoretto della festa del papà, che lui mi consegnerà tra due giorni.

Sono commosso da come molti insegnanti stiano cercando di tenere in vita la didattica, e li ringrazio uno a uno. Ma noi genitori stiamo faticando. Alcuni lavorano più di prima, perché devono farlo a distanza, e ci sono tante famiglie che non si possono permettere di avere un computer o un tablet per ogni figlio. “Nella nostra chat di classe”, mi ha raccontato un’amica preoccupata, “alcuni genitori hanno proposto che l’anno prossimo i ragazzi che sono riusciti ad andare avanti vadano in una sezione, mentre quelli rimasti indietro in un’altra”. Come a dire: prove tecniche di apartheid post-pandemia. Abbiamo davanti mesi difficili, che metteranno alla prova il nostro senso di solidarietà: mentre aiutiamo i figli a mantenere il filo con la didattica, ricordiamoci che le lezioni più importanti che devono imparare da questo periodo non si trovano sui libri di scuola.

Questo articolo è uscito sul numero 1350 di Internazionale. Compra questo numero|Abbonati