22 maggio 2020 14:10

Cosa pensi dei genitori che tracciano i figli con il telefono (chiedo per un amico)? –Nando

Si chiamano Wizard Watch, Gizmo, Tick Talk e sono solo alcuni dei modelli di smartphone per bambini dai tre anni in su che stanno invadendo il mercato statunitense. Si tratta di apparecchi che in linea di massima consentono alcune funzioni di base come telefonare, mandare sms o contare i passi, ma soprattutto hanno lo scopo di inviare ai genitori la posizione del bambino in tempo reale. In pratica sono dei gps da polso.

La maggior parte dei genitori conosce la sensazione di gelido panico che ti attanaglia quando perdi di vista un bambino in un luogo pubblico. Sono lunghissimi secondi, a volte minuti, in cui ti si affolla nella testa tutto il peggio che riesci a immaginare. Più avanti poi, la necessità di tracciare i figli si riaffaccia quando cominciano ad andare a scuola da soli. L’idea dei nostri piccoli che attraversano la strada, incrociano sconosciuti o prendono un autobus ci fa pensare che tracciarne il tragitto sia più sicuro per tutti.

Anche se capisco chi ricorre a questi apparecchi (mi sono perso i miei figli abbastanza volte per empatizzare con chi cede alla tentazione), resto dell’idea che dovremmo cercare di farne a meno: dal giorno in cui vengono al mondo, i figli non fanno altro che procedere verso la loro indipendenza e credo che ostacolare questa tendenza con la nostra necessità di controllo non faccia bene a nessuno. Per non parlare del fatto che in questo periodo forse già ci bastano le app di tracciamento dei possibili contagi.

Questo articolo è uscito sul numero 1359 di Internazionale. Compra questo numero|Abbonati