28 agosto 2020 16:34

Tra due settimane mi sposo ma non vorrei. Non perché non ami il mio futuro marito (viviamo insieme da dodici anni e abbiamo due figli stupendi), ma mi sembra una forzatura firmare un contratto per l’eternità. La pandemia ci ha spaventati e sentiamo il bisogno di dare ai bambini e a noi stessi delle tutele. Eppure non riesco a gioire e, da femminista, mi sembra di tradire - non so bene cosa.–Cecilia

Diciamo matrimonio ma in realtà intendiamo tre cose distinte: la festa, l’atto giuridico e il progetto familiare. Partiamo dalla prima: tra due settimane festeggerete il vostro amore con parenti e amici (non troppi, mi raccomando, che c’è ancora una pandemia!). Per i vostri figli sarà una giornata da ricordare e per voi sarà come darvi una pacca sulla spalla per complimentarvi di aver fatto tanta bella strada insieme.

Poi da quel giorno sarete titolari di una serie di ulteriori diritti e doveri reciproci che, sono d’accordo con voi, in un periodo eccezionale come questo possono essere una tutela in più per la famiglia. E infine c’è il lato emotivo, che secondo me non dovrebbe preoccuparti, perché dal punto di vista dell’impegno personale voi due siete già sposati da un bel pezzo. Stare insieme dodici anni e fare due figli vale più di qualunque promessa di amore eterno.

E comunque la natura del vostro rapporto potrà anche cambiare o evolversi in qualcos’altro, l’unico vincolo davvero immutabile è quello che vi lega in quanto genitori dei vostri figli. E quello, sì, è un impegno reciproco che vi siete già presi finché morte non vi separi.

Questo articolo è uscito sul numero 1373 di Internazionale. Compra questo numero | Abbonati