19 aprile 2021 17:18

Mio figlio di 5 anni mi ha chiesto di insegnargli a giocare a calcio. È uno sport che detesto ma ho deciso di accontentarlo e ho perfino guardato una partita con lui. Temo però che non imparerà molto da me: forse è meglio se lo affido allo zio tifoso? –Luca

L’estate scorsa camminavo veloce per il centro di Roma con una collega, eravamo in ritardo per un appuntamento di lavoro. Mentre davo un’occhiata al telefono per controllare il tragitto, lei mi ha guardato e mi ha detto: “Claudio, ma ti sei truccato?”. A volte fare il genitore significa trovarsi in situazioni difficili da giustificare.

Quel momento mi ha ricordato l’incipit di Ma come fa a fare tutto, l’esilarante romanzo sulle mamme multitasking di Allison Pearson: “Come sono arrivata a questo punto? Qualcuno me lo spiega per favore? No, non dico in questa cucina, ma in questa vita. È la mattina della recita di Natale e sto schiacciando i dolcetti di Natale. Anzi, no: li sto imbruttendo, che è un procedimento molto più complesso”. Kate, la protagonista, aveva comprato dei dolcetti confezionati e li stava rendendo imperfetti per fingere di averli fatti in casa, come si era impegnata a fare.

Io mi ero ritrovato in una situazione simile: mia figlia di dodici anni mi aveva chiesto come si mette la matita agli occhi e io avevo deciso di imparare insieme a lei. Dimenticandomi poi di struccarmi. Kate non è una mamma che cucina, io non sono un papà che si trucca e tu non sei un papà che gioca a calcio. Ma ognuno di noi fa quello che può e, nonostante i risultati incerti, quel che conta è l’amore disperato con cui ci proviamo.

Questo articolo è uscito sul numero 1405 di Internazionale. Compra questo numero | Abbonati