31 maggio 2012 15:05

Chiamato al potere per supplire all’incapacità della classe politica italiana di riformare il paese cominciando da se stessa, Mario Monti vorrebbe forse applicare la stessa ricetta al calcio. Ma probabilmente, visto che all’orizzonte non c’è un Monti con i tacchetti (Guido Rossi è già stato esonerato nel 2006 da commissario della Figc ed Enrico Bondi è stato trasferito da Parmalat alla revisione della spesa pubblica), l’ex commissario europeo ha preferito fare il Beppe Grillo di turno.

“Mi chiedo ancora se una sospensione del gioco per due o tre anni, visto questo caos, non gioverebbe alla maturazione totale”. Insomma, cacciamoli tutti. Non che la situazione del calcio gli dia tutti i torti. Tra doping, scommesse, bilanci falsi, violenze razziste, partite truccate, ipocrisia di una buona parte dei mezzi d’informazione, nell’ultimo periodo il pallone non si è fatto mancare nulla.

Però la ricetta del Professore appare non solo irrealizzabile vista la passione che gira intorno a questo sport e vista l’economia che trascina (debiti compresi), ma diffonde la sensazione di una terribile impotenza. Sembra essere una scorciatoia che invece di dare un segnale di maturazione manderebbe al paese l’immagine di una società incapace di riformarsi se non attraverso provvedimenti d’urgenza, che producono sempre distorsioni successive.

Anzi, l’opera di risanamento del paese dovrebbe quasi cominciare proprio dal calcio in quanto vettore di unità nazionale e sociale e modello di valori e di regole per i giovani. Se non si riesce a sistemare un giocattolo che coinvolge poche migliaia di professionisti, come si può, per esempio, pensare di regolare la finanza mondiale e domare i mercati?

Ci vorrebbe, per cominciare, intransigenza nel fare rispettare le sentenze e le regole, introdurne altre quando necessario (per esempio rendere obbligatori il passaporto biologico per combattere il doping le analisi del sangue degli atleti), cacciare dai mezzi d’informazione i commentatori sportivi (non solo di calcio) che hanno imbrogliato, smettere di presentare Marco Pantani e altri come grandi campioni, non dimenticare le nefandezze del calcio scoperte a maggio se a luglio la nazionale di Prandelli dovesse vincere gli Europei. E, in generale, considerare lo sport e tutta la sua carica economica e simbolica, come una questione d’interesse pubblico e quindi politica.