Papa Francesco alla conquista delle Americhe

08 maggio 2015 16:21

Superato il giro di boa del secondo anno di pontificato, la barca di Pietro sotto la guida di papa Francesco sembra lasciarsi definitivamente alle spalle la “nonna Europa” per partire alla conquista delle Americhe.

Sotto questo aspetto il colpo decisivo Bergoglio l’ha piazzato favorendo, e in parte ospitando in Vaticano, i negoziati tra la Casa Bianca e L’Avana per la fine dell’embargo e la ripresa di normali relazioni diplomatiche tra i due paesi. Il doppio ringraziamento che gli hanno rivolto pubblicamente il presidente Barack Obama e il leader cubano Raúl Castro, rappresenta probabilmente il più importante successo internazionale della Santa sede da diverso tempo a questa parte.

Ma c’è di più, perché Cuba, a prescindere dal giudizio sul regime che ne ha segnato la vita negli ultimi 55 anni, ha rappresentato un simbolo di indipendenza – per governi di orientamenti diversi in America Latina – nei confronti dell’ingombrante vicino nordamericano. In questo senso il papa argentino non ha nascosto fin dall’inizio del suo insediamento la sua appartenenza alla “patria grande”, cioè a quell’America Latina che non voleva essere il “cortile di casa” della Casa Bianca.

Ed è ancora in questo contesto che Raúl Castro, domenica 10 maggio, sarà da Bergoglio in Vaticano. Un incontro tutt’altro che scontato o in programma da tempo, anzi: una sorpresa tra le tante di questo pontificato.

Alla fine di aprile, nel frattempo, il cardinal Beniamino Stella, prefetto della Congregazione vaticana per il clero, uno dei più stretto collaboratori di Bergoglio e già nunzio apostolico in Colombia e a Cuba, ha compiuto una visita di diversi giorni nell’isola dove ha avuto modo di confrontarsi a lungo con Raúl Castro. E del resto uno dei protagonisti della stagione del disgelo cubano è stato il cardinale dell’Avana Jaime Ortega, fautore di una apertura progressiva dell’isola all’esterno, capace di mediare tra i gruppi di opposizione e il regime, anch’egli personalità molto vicina a Bergoglio.

Sull’altra sponda dell’Atlantico, inoltre, la Casa Bianca ha capito che il nuovo papa americano poteva essere un interlocutore per l’amministrazione Obama, anzi forse era un alleato prezioso su dossier delicati a partire dai negoziati andati a buon fine con Cuba che certo rimarranno tra i grandi successi del doppio mandato di Obama. Ma il papa, da parte sua, ha un compito proprio, cioè dare nuova linfa a un cattolicesimo esangue, in particolare in occidente, e restituire ruolo e protagonismo alla chiesa del Nord e del Sudamerica, spaccata negli ultimi decenni tra gruppi e settori episcopali tradizionalisti e correnti popolari e liberal, sfibrate da decenni di emarginazione.

Per questo l’agenda del vescovo di Roma d’ora in avanti sarà piena di America. Nei mesi scorsi, non a caso, i presidenti di Bolivia ed Ecuador, Evo Morales e Rafael Correa, sono stati in Vaticano; il primo come parte dei movimenti popolari (campesinos, dei diritti umani, ambientalisti, metropolitani) convocati nell’aula Paolo VI da Francesco, il secondo nell’ambito di un convegno sui rischi del cambiamento climatico che si è svolto oltre le mura leonine con il supporto di scienziati, esponenti di altre fedi e delle Nazioni Unite. Del resto tra poco sarà pubblicata la prima enciclica di papa Francesco dedicata appunto alla questione ambientale.

A giugno, poi, la presidente cilena Michelle Bachelet (il 5) farà visita al papa, nello stesso mese anche la leader argentina Cristina Kirchner (il 7) varcherà il portone di bronzo. A luglio, dal 6 al 12, sarà Francesco a volare in America Latina dove toccherà tre paesi: Bolivia, Ecuador e Paraguay. Nel 2016 sarà invece la volta di Argentina, Cile e Uruguay.

Ma appunto a settembre c’è la tappa cubana. L’ultimo papa a visitare l’isola è stato Benedetto XVI: il contesto era però ben diverso. Dopo aver fatto scalo a Cuba, Francesco raggiungerà gli Stati Uniti, per altri appuntamenti di rilievo. Il papa parlerà infatti alle Nazioni Unite a New York – un discorso atteso in cui affronterà questioni come il disarmo, i diritti umani, la questione ambientali, l’urgenza di una governance multipolare delle crisi internazionali – quindi sarà a Washington dove terrà – primo papa nella storia – un discorso al congresso.

Infine Bergoglio chiuderà a Filadelfia l’incontro mondiale delle famiglie, e in quest’occasione si confronterà con una chiesa a stelle e strisce fortemente influenzata, negli ultimi decenni, dalla cultura antiabortista con venature conservatrici, ma dove pure è emerso un cattolicesimo che guarda anche ad altre problematiche a cominciare da quelle migratorie che interessano pure Centro e Sudamerica.

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