04 ottobre 2002 00:00

Forse il titolo di giornale più riuscito è quello del quotidiano cattolico Avvenire: “Berlusconi ordina la crisi”. Di crisi di governo l’Italia ne ha vissute decine. Ma nessuna era così rischiosa come quella scatenata da Silvio Berlusconi che, per l’ennesima volta, antepone i propri interessi alle esigenze del paese.

Sulla stampa mondiale le parole più usate sono caos e collasso. I giudizi sono severissimi, ogni simpatia residua per il Belpaese è scomparsa. Nessuno riesce a capire come i parlamentari di un partito possano minacciare le dimissioni collettive mentre il presidente del consiglio alla borsa di New York presenta l’Italia come un paese stabile e affidabile.

La crisi riflette in pieno l’anomalia di un paese in mano a due forze politiche che non possono essere definiti partiti. In Forza Italia (ex Pdl) da sempre comanda uno solo; il Partito democratico è un insieme caotico di correnti che si fanno la guerra. La politica è manovrata da politicanti irresponsabili che giocano allo sfascio e che hanno perennemente la bava alla bocca.

Nei talk show falchi come Daniela Santanchè e Marco Travaglio si sfidano in duelli isterici a colpi di offese personali, e sembra impossibile fare una trasmissione senza Sallusti e Belpietro. Sono duelli al vetriolo dove si evita accuratamente di parlare dei problemi reali del paese, minacciato concretamente di commissariamento da parte dell’Unione europea e del Fondo monetario internazionale, se entro il 15 ottobre non venisse presentata la legge di stabilità. 

Ma stavolta Berlusconi potrebbe aver sbagliato i calcoli. Nel suo partito cresce il numero dei parlamentari contrari alla politica della guerra continua. Una trentina di senatori potrebbe lasciare il partito per sonstenere una maggioranza alternativa con dissidenti del Movimento 5 stelle e di altre formazioni. Per il Cavaliere sarebbe l’ultimo smacco prima che finisca la sua carriera di senatore, che rischia di tramontare come è iniziata: nel segno del conflitto d’interessi.

È ovvio che questa assurda crisi farà crescere l’insofferenza degli italiani verso la politica. Ma sarà anche interessante vedere se si accontenteranno delle solite battute al bar o se la rabbia sconfiggerà la rassegnazione e porterà qualche migliaio di cittadini davanti al parlamento a manifestare il proprio dissenso verso una politica non più tollerabile.