23 novembre 2015 11:42

Per la prima volta un sondaggio elettorale vede il Movimento 5 stelle (M5s) in vantaggio sul Partito democratico (Pd). Si tratta delle previsioni Ipsos sui ballottaggi alle prossime elezioni politiche. Nel potenziale duello tra Pd e grillini, il movimento prenderebbe il 50,8 per cento dei voti, mentre i democratici il 49,2 per cento. Ovvio che i numeri sono relativi, perché alle politiche mancano almeno 18 mesi. Ma l’ottimismo crescente dei grillini è provocato anche dalle elezioni comunali della prossima primavera, dove sperano in risultati positivi a Roma, Torino, Milano, Bologna e Napoli.

Con euforia hanno accolto la recente elezione del primo sindaco M5s in Lombardia: a Sedriano l’ex maresciallo della Guardia di finanza Angelo Cipriani ha battuto il rivale del Pd per soli 39 voti. Si tratta di un piccolo comune di undicimila abitanti vicino a Milano, ma alla campagna elettorale hanno partecipato molti big come Matteo Salvini, Debora Serracchiani, Giuliano Pisapia, Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista.

Grillo toglie il suo nome dal simbolo

In vista delle elezioni Beppe Grillo ha fatto un passo indietro togliendo il suo nome dal simbolo del movimento, decisione approvata dalla base con oltre quarantamila voti. “Oggi che il Movimento 5 stelle è diventato adulto e si appresta a governare l’Italia credo sia corretto non associarlo più a un nome, ma a tutte le persone che ne fanno parte”, commenta.

Grillo comunque resta proprietario del simbolo con la possibilità di toglierne l’uso a chiunque. La parlamentare Serenella Fucksia saluta la decisione come il “taglio del cordone ombelicale”. Gianroberto Casaleggio definisce la cancellazione del nome come un pit stop nella corsa verso il governo: “Noi abbiamo fatto il cambio delle gomme, gli altri resteranno presto senza benzina”. Mentre l’M5s in Campania occupa il consiglio regionale e in Sicilia presenta una mozione di sfiducia contro il presidente Crocetta, in alcuni grandi comuni ha già eletto i propri candidati sindaco.

A Milano la candidatura della manager disoccupata Patrizia Bedori ha provocato mugugni tra alcuni degli sconfitti. A Torino invece un plebiscito ha incoronato la trentunenne Chiara Appendino, sfidante temuta dal sindaco uscente Piero Fassino, che la definisce una “Giovanna d’Arco moralista”. Bocconiana, di famiglia borghese, lavora nell’azienda familiare e ha un profilo atipico per l’M5s. Casaleggio mette le mani avanti: “Il movimento non è fatto solo di persone alternative”.

Ma dopo le dimissioni di Ignazio Marino le speranze dei grillini sono focalizzate innanzitutto sul Campidoglio. La lunga serie di scandali nella capitale potrebbe favorire l’M5s al ballottaggio, ma resta da vedere se in consiglio comunale può disporre di una maggioranza sufficiente per governare la città – impegno arduo che farà tremare i polsi a chiunque. Il voto degli iscritti è previsto a gennaio e Casaleggio per evitare le tifoserie della capitale propone primarie nazionali. A Parma il primo sindaco grillino Federico Pizzarotti intende ricandidarsi. Se gli mancherà il sostegno dell’M5s correrà con una lista civica. Non c’è dubbio che i grillini in molte città potrebbero mettere in serie difficoltà il Pd stretto nella morsa tra la propria minoranza, la nuova Sinistra italiana e iniziative individuali come quella di Bassolino a Napoli.

“Vogliamo governare l’Italia”

Nel movimento l’euforia è tale che già si guarda oltre: a palazzo Chigi. “Ci candidiamo a governare, essere l’opposizione più forte non ci basta più”, dichiara Giulia Sarti. E Roberto Fico delinea già il profilo del primo premier grillino: “Il nostro presidente del consiglio non sarà un leader, sarà un attivista, un semplicissimo portavoce come tutti gli altri alla stregua di un consigliere comunale”. Non c’è dubbio che il Movimento stia abbandonando molte fissazioni ideologiche come quella di non presentarsi in tv. Sta diventando più pragmatico. Se l’M5s nei prossimi anni entrerà in centinaia di consigli comunali, sarà difficile mantenere il principio di non scendere mai a patti con altri partiti. E ancora più difficile sarà realizzare il sogno di Fico di un movimento senza leader e di un premier grillino legato alle decisioni della base: “Quando saremo al governo si voterà in rete su tutte le questioni importanti”.

Perché nel Movimento le regole saranno ferree, ma con le dovute eccezioni: a Milano e Torino i candidati sindaco non sono stati votati in rete dalla base, ma da assemblee di circa duecento grandi elettori selezionati in precedenza. E a Bologna Massimo Bugani, fedelissimo di Grillo ed epuratore dei dissidenti emiliani, è stato incoronato candidato sindaco direttamente dal blog di Grillo. Senza nessun voto.