Avanguardia

24 maggio 2018 12:33

“L’anno 1908, li 29 del mese di ottobre nella città di Ivrea ed in loco proprio del Signor Ing. Camillo Olivetti situato alla regione Ventignano e Crosa, avanti a me Gianotti Cav. Felice regio notaio iscritto presso il Collegio Notarile di Ivrea, ivi residente…”. Comincia così l’atto notarile con cui nasce la Olivetti, fabbrica di macchine da scrivere con sede e stabilimento a Ivrea.

Nel dopoguerra e fino all’inizio degli anni sessanta, sotto la guida di Adriano, figlio di Camillo, la Olivetti cresce e si espande in tutto il mondo diventando una grande impresa multinazionale. E non solo: è la più avanzata nel campo della ricerca elettronica, cioè proprio quel settore da cui partirà la rivoluzione tecnologica dei decenni successivi. Adriano Olivetti raggiunge questi risultati imponendo nuove forme alle relazioni industriali e alla cultura aziendale. Decide di aprire le porte a intellettuali e artisti: il poeta Franco Fortini lavora nel settore pubblicità, il critico Geno Pampaloni dirige l’ufficio di presidenza, lo scrittore Paolo Volponi è capo del personale, fonda una casa editrice, le Edizioni di Comunità.

L’azienda è all’avanguardia per il design, la pubblicità e l’assistenza ai clienti. Ma Olivetti si sforza soprattutto di ripensare il rapporto tra operai e fabbrica, a partire dai luoghi fino alle condizioni generali: salari più alti del 20 per cento rispetto alla base contrattuale, nove mesi di maternità retribuita (all’epoca la legge ne prevedeva due), assistenza sanitaria aziendale, mezzi di trasporto per i dipendenti, tre settimane di ferie e, nel 1957, prima azienda in Italia, settimana lavorativa di 45 ore. “La fabbrica non può guardare solo all’indice dei profitti, deve distribuire ricchezza, cultura, servizi, democrazia”.

A centodieci anni dalla nascita della Olivetti, quell’idea di impresa resta un modello per chiunque sia convinto che è possibile dare al lavoro un senso diverso da quello che conosciamo.

Questa rubrica è uscita il 25 maggio 2018 nel numero 1257 di Internazionale, a pagina 5. Compra questo numero | Abbonati

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