26 novembre 2020 16:41

“Con il pretesto di una sicurezza illusoria di fronte al disordine mondiale, il governo sta limitando le libertà fondamentali che garantiscono la vitalità della democrazia e l’espressione della critica e della protesta”. Trentatré intellettuali francesi che nel 2017 avevano votato per Emmanuel Macron gli hanno chiesto di ritirare una legge in discussione al parlamento francese. La loro è solo una delle tante voci che si sono fatte sentire contro la legge “Sicurezza globale”, questo il suo nome, che va ad aggiungersi allo stato d’emergenza imposto in Francia dopo gli attentati e alle misure che aumentano i poteri della polizia, di fatto autorizzando le forze dell’ordine a usare la violenza in modo indiscriminato: tra il 2018 e il 2020 sono stati feriti 2.495 manifestanti, 24 hanno perso un occhio per un proiettile di gomma e 5 hanno perso una mano per una granata.

In particolare è l’articolo 24 che preoccupa di più: prevede che sia punita la diffusione del volto e di “qualunque elemento identificativo” di un poliziotto se lo scopo è provocargli “un danno fisico o psichico”. Chi critica la legge denuncia la vaghezza del criterio di intenzionalità e il rischio che serva a coprire gli “eccessi” delle forze dell’ordine. “Temiamo che questa legge possa portare a violazioni dei diritti umani e delle libertà fondamentali”, ha detto l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani. L’articolo 24, ha scritto Edwy Plenel su Mediapart, sancisce “l’avvento di uno stato che ha tutti i diritti, compreso quello di nascondere le illegalità che commette, impedire che si venga a conoscenza di violenze illegittime commesse in suo nome, e soffocare gli scandali, le ingiustizie e gli abusi di potere che ne derivano”. Forse l’obiettivo di Macron è sottrarre voti a Marine Le Pen e recuperare il consenso perso negli anni. Ma è un azzardo perché, come sottolineano i trentatré intellettuali, il pericolo è che si instauri proprio il regime autoritario sognato dalla destra neofascista.

Questo articolo è uscito sul numero 1386 di Internazionale. Compra questo numero | Abbonati