02 aprile 2016 19:00

Philippe Pujol, La fabrique du monstre
Les arènes, 300 pagine, 20 euro
Philippe Pujol è un giornalista marsigliese che nel 2014 ha vinto il premio Albert Londres, assegnato ogni anno in Francia al miglior reportage scritto da un autore non ancora quarantenne. Di solito lo vincono servizi che raccontano luoghi lontani. Pujol ha ricevuto il premio per una serie di articoli pubblicati sul quotidiano locale La Marseillaise sui quartieri a nord della sua città, la cui economia è basata sul commercio di droga. Gli articoli sono lontani sia dall’emotività che di solito la stampa riserva a queste periferie (specie quando qualcuno ci muore), sia dalla semplificazione che trova la chiave di ogni problema nella difesa di una legalità ormai irriconoscibile.

Con un approccio che ricorda quello etnografico di David Simon, l’autore di The wire, Pujol cerca le regole del gioco sociale. Questi quartieri, tra i più poveri d’Europa, da cui i ragazzini non escono nemmeno per vedere il mare, diventano luogo privilegiato dell’intreccio perverso tra traffici illegali di droga e armi, corruzione immobiliare, clientelismo elettorale, repressione poliziesca e odio contro gli immigrati che caratterizza l’intera città. Un gioco da cui tutti guadagnano abbastanza da mantenere lo status quo, e abbastanza poco da continuare a soffrire, anche se chi è dentro quei quartieri lo fa infinitamente più di chi vive fuori.

Questo articolo è stato pubblicato il 25 marzo 2016 a pagina 82 di Internazionale, con il titolo “Viaggio nel cuore del disagio”. Compra questo numero | Abbonati