09 dicembre 2020 13:20

Centro internazionale di ricerca per le convivialità elettriche
Formare… a distanza?
Ledizioni, 212 pagine, 12 euro

Durante il primo lockdown non c’è stato spazio per la discussione: tutto, dappertutto, doveva chiudere. Poi, quando si è cominciato a capire che qualcosa poteva riaprire, sono emerse le prime differenze tra i paesi e le persone: per alcuni le scuole e le università erano una priorità, per altri no. Mentre si cominciava a discutere, i luoghi di formazione subivano una metamorfosi improvvisa e scioccante: ragazzini a cui era stato vietato di accendere il telefonino venivano sollecitati a fare domande via chat, professori abituati a cercare negli occhi degli studenti la conferma dell’efficacia delle loro spiegazioni imparavano a parlare da soli davanti alle finestre nere dei programmi di videoconferenza. Tutti complessivamente stavano peggio.

Da questa catastrofe nascono le riflessioni raccolte in questo libro, utili per evitare danni difficilmente reversibili, sopravvivere alla frustrazione, ripensare il modo in cui s’insegna e s’impara. Sulla base di esperienze sul campo gli autori spiegano a ragazzi, genitori e insegnanti come mantenere il contatto e organizzare setting didattici in cui ci si senta più a proprio agio alternativi alle piattaforme già pronte. E smontandole aiutano a capire il funzionamento delle macchine con cui conviviamo, che siano oggetti come i computer o istituzioni come la scuola: prendere coscienza dell’uso che ne facciamo per evitare di essere usati.

Questo articolo è uscito sul numero 1387 di Internazionale. Compra questo numero | Abbonati