21 aprile 2021 16:28

Jan Mohnhaupt
Bestiario nazista. Gli animali nel terzo reich
Bollati Boringhieri, 207 pagine, 20 euro

Negli ultimi decenni gli storici hanno cominciato a studiare le relazioni tra uomini e animali non più solo dal punto di vista economico, per comprendere l’uso degli animali come fonte di nutrimento e di energia, ma anche da quello sociale e culturale, per capire i modi in cui le altre specie sono state trattate e immaginate.

Questa sintesi sugli animali nel regime nazista mostra quanto un punto di vista apparentemente marginale possa essere utile per rivelare l’ideologia del discorso pubblico tedesco tra le due guerre. Ogni capitolo è dedicato a una specie: il cane e il lupo appaiono come basi importanti per pensare la razza; i maiali come mezzo per raggiungere l’autosufficienza alimentare e glorificare le radici ariane della nazione; i gatti, animali indomabili per antonomasia, portano alla luce certe contraddizioni, mentre bachi da seta e dorifore sono strumenti per insegnare ai bambini a pensare alla guerra e ai nemici. Cervi e cavalli, infine, emergono come incarnazioni, rispettivamente, del mito di un passato silvestre della nazione e della nobiltà militare e del suo fallimento.

Come scriveva la storica Maren Mohrig, citata da Mohnhaupt: “Un’ideologia che misura il valore di una vita sulla base della sua ‘utilità’ nel proprio ecosistema non distingue tra ‘uomo’ e ‘animale’, quanto tra vita ‘utile’ e vita ‘senza valore, indegna di essere vissuta’”.

Questo articolo è uscito sul numero 1405 di Internazionale. Compra questo numero | Abbonati