02 giugno 2021 15:58

Walter Siti
Contro l’impegno. Riflessioni sul bene in letteratura
Rizzoli, 266 pagine, 14 euro

A che serve la letteratura? A farci migliorare denunciando il male del mondo e innescando in noi la conversione e magari il proselitismo? Oppure a metterci davanti alle contraddizioni e a farci riflettere più profondamente, in modo diverso da quanto facciamo ogni giorno? Secondo Walter Siti oggi, soprattutto in Italia, tende a dominare la prima idea: ci si concentra cioè sul messaggio e sull’efficacia del racconto, si dà meno importanza alla forma; in nome di un bene consensuale si evita di far vacillare le certezze del lettore. In questo modo, secondo Siti, si producono due effetti perversi. Da un lato si rinuncia a uno degli aspetti più importanti della letteratura: “la possibilità che due idee contrastanti si incarnino insieme” facendo emergere aspetti oscuri, inediti e umani. Dall’altro, si sostiene implicitamente l’idea secondo cui sono le parole e non i rapporti di forza politici ed economici a cambiare il mondo.

Siti illustra il suo ragionamento con esempi – negativi, ma non solo – tratti dalla narrativa degli ultimi anni, s’interroga sui rapporti tra romanzi e reportage e sulla voce delle vittime. Così amplia la prospettiva fino a sostenere che “il vero bene che la letteratura può fare agli uomini sia d’inseminare la testa degli scrittori con ciò che essi non sapevano di sapere e permettere che i fantasmi così creati fecondino la società a sua insaputa”.

Questo articolo è uscito sul numero 1411 di Internazionale. Compra questo numero | Abbonati