29 luglio 2021 12:21

Antonio La Penna, a cura di G. Niccoli e S. Grazzini
La favola antica. Esopo e la sapienza degli schiavi
Della Porta editori, 420 pagine, 25 euro

Nel 1952 il grande studioso di letteratura latina Antonio La Penna propose alla casa editrice Einaudi di scrivere una “breve storia della favola greco-romana” che la redazione approvò. In seguito, per varie ragioni, il progetto non andò in porto, ma il latinista continuò a scrivere sull’argomento numerosi saggi. Oggi, che La Penna ha 96 anni, due suoi allievi hanno raccolto quegli scritti in questo volume ricco e leggibile, corredato da un’introduzione che traccia la storia del progetto e ne rivela il senso unitario, ancora profondamente suggestivo.

L’idea centrale è che le antiche favole di animali, in particolare quelle di Esopo, siano un genere letterario sorto ai margini della cultura alta in una fase cruciale dell’antichità, in cui si sviluppava la riflessione filosofica e si tentava per la prima volta la strada della democrazia nelle città. Secondo questa interpretazione, nelle storie di lupi, leoni, asini e mosche, in alcuni casi già formulate in Mesopotamia, si coglie il modo in cui leggevano e interpretavano il mondo le classi subalterne dell’antichità: gli schiavi.

Ne emerge un mondo senza giustizia, in cui a vincere è sempre il più grosso o il più furbo, l’ordine costituito non avvantaggia mai i più deboli e non c’è spazio per riscatti o trasformazioni radicali. Una descrizione dei rapporti di forza rivelatrice e ineluttabile.

Questo articolo è uscito sul numero 1419 di Internazionale. Compra questo numero | Abbonati