Perché don Milani dà ancora fastidio

02 maggio 2017 18:56

Adele Corradi, Non so se don Lorenzo
Feltrinelli, 182 pagine, 9 euro

A cinquant’anni dalla morte, don Milani riesce ancora a irritare e scandalizzare le “professoresse” (di entrambi i sessi), non più “vestali della classe media” come al tempo di Barbiana, perché il sistema di potere attuale lascia morire la scuola pubblica di cui non ha più bisogno e i suoi figli – super Pierini rispetto a quelli di allora – li fa formare nelle scuole dei privilegiati. A don Milani è dedicato il nuovo e importante romanzo di Walter Siti ma qui diamo la precedenza alla ristampa – con una nuova appendice – di un’aurea testimonianza sul prete toscano, scritta da una sua stretta collaboratrice, oggi anziana ma ostinatamente onesta e intelligente.

Si tratta di una cronaca costruita su episodi quotidiani ma significativi, che ha l’asciuttezza di quelle medievali di Villani e di Compagni, uno stile limpido perché anzitutto morale. Nei Meridiani Mondadori esce tutta l’opera di don Milani e qualcuno certo ristamperà la biografia di Neera Fallaci: si sa tutto del prete e delle sue idee, semplici e nette e santamente radicali, ma proprio per questo ancora invise a quei “borghesi” di cui egli diceva alla Corradi che “bisogna servirsene senza affezionarcisi”. Era un uomo con difetti che la Corradi non tace, ma sapeva bene, da prete e da educatore, quel che faceva: sapeva di dar fastidio (lo dà ancora!) ma che delle sue idee, rigorosamente praticate, ci saremmo ricordati in tanti, continuando a impararne.

Questa rubrica è stata pubblicata il 28 aprile 2017 a pagina 86 di Internazionale. Compra questo numero| Abbonati

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