06 ottobre 2020 16:25

Josef Pánek
L’amore al tempo dei cambiamenti climatici
Keller, 258 pagine, 16,90 euro

Tra i mille romanzi e saggi che scrivono i laureati del mondo, questo di Pánek, ceco di cinquant’anni, è dei pochi intriganti, e va più a fondo anche dei tanti ipocriti saggi che ci arrivano da ovunque (in Italia se ne scrivono e pubblicano una ventina al mese) nel dirci in che razza di mondo abbiamo finito, consenzienti, per vivere.

Lo stile è discorsivo e isterico, tra ripetizioni e ossessioni: una sorta di diario di un intellettuale ceco vissuto in Australia, maschilista e razzista nonostante la patina di chi si pensa civile, a un convegno nella miserabile Bangalore in India, poco sensato come quasi tutti gli incontri accademici. Conosce una giovane studiosa indiana e ha un rapporto con lei, ma tutti, anche i suoi colleghi indiani, negano di averla vista e che quell’incontro sia stato possibile. Prima del ritorno (a quale casa?), ecco la lunga evocazione di un autostop fatto in Islanda, che serve a confermare il provincialismo dei terrestri: tutto il mondo è ormai paese.

Si ride o sorride con l’amaro in bocca di fronte a una sorta di neorealismo su un mondo multietnico insensato che Pánek affronta con l’apparente cinismo di un Frisch o di un Dürrenmatt più che con l’umorismo alcolico di un Hrabal, un umorismo freddo che forse nasconde un po’ di disperazione: i giochi sono fatti ed è questo il mondo che ci tocca.

Questo articolo è uscito sul numero 1378 di Internazionale. Compra questo numero | Abbonati