29 marzo 2021 17:21

Sigrid Undset
La saga di Vigdis
Utopia, 170 pagine, 18 euro

Tra le grandi narratrici del novecento, Undset è stata ingiustamente dimenticata, ed è bello che torni. Il suo romanzo più noto è Kristin figlia di Lavrans, una trilogia dei primi anni venti che ci fu proposta da due editori diversi, grazie al Nobel che le era stato assegnato nel 1928.

Norvegese, rivale dell’altra Nobel Selma Lagerlöf, si era fatta cattolica nel 1925. I suoi romanzi sono grandi saghe al femminile che narrano il passato norvegese (e scandinavo) reinventando con asciutta pregnanza e per brevi capitoli le saghe del passato, con la tensione che nasce dalla distanza: uno ieri lontano, di amori e odi, persistenze e vendette, tra terra e mare quando della vita e della morte e della pace e della guerra si avevano visioni diverse dalle nostre e tuttavia riconoscibili, nell’eterna storia dell’inquietudine umana, del conflitto tra le patrie e anche dei sessi, come nella saga di Vigdis, la donna violentata dall’uomo che ama e che la ama, e che vive sognando, dal figlio, la vendetta. Meraviglioso il capitolo con il sogno di Vigdis dei bambini non nati.

Siamo lontani dalle saghe britanniche più recenti, e se “profondo è il pozzo del passato”, l’uomo nella sua essenza non cambia, come non muore la speranza di una società più serena e più amabile. È bello ritrovare Undset, respirando un’aria assai diversa da quella delle letterature contemporanee.

Questo articolo è uscito sul numero 1402 di Internazionale. Compra questo numero | Abbonati